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…oltre manica esiste il gender pay audit?

Per ridurre il gap salariale che esiste tra uomini e donne nel mondo del lavoro (pari al 17,1% nella Pa, al 22% nel settore privato) in Gran Bretagna, il governo ha introdotto per legge l’obbligo di rendere noti gli stipendi di tutti i dipendenti per far emergere l'eventuale discriminazione nei confronti delle donne.  La misura riguarda tutte le società con più di 250 dipendenti – e gli organi pubblici con più di 150 dipendenti – e dovrà essere applicata a partire dal 2013. Considerarla lettera morta sarà legalmente un reato. Per gli inglesi, così gelosi della propria privacy, imporre la divulgazione dei salari appare un'onerosa smania normativa e può darsi che durante l’estate si negozieranno alcune “limature”, come richiesto dal mondo imprenditoriale ma anche da alcuni politici, disponibili a fornire invece invece una più generica media di retribuzione oraria sul totale dei dipendenti, divisi per genere.  Su un paio di punti però la Finanziaria appare blindata. Saranno inclusi nel calcolo anche i bonus: una recente ricerca l’ Equality and Human Rights Commission ha scoperto infatti che nella City i premi e gli incentivi concessi alle donne sono il 75% inferiori a quelli dati ai colleghi maschi. E saranno vietate le clausole di segretezza – attualmente un’azienda su quattro le inserisce nei contratti – che vietano paragoni tra le buste paga.  Harriet Harman, il Ministro per le pari opportunità (Equalities Minister) è convinta che questo strumento avrà un impatto positivo per le aziende e certificherà la loro politica nel campo delle risorse umane: un tasto dolente dell’Inghilterra, dove solo l’anno scorso ci sono stati ben 44mila cause di lavoro legate a discriminazioni retributive, il doppio rispetto al 2005.