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Riappropriazione debita

Rassegna stampa delle riviste femminili, in un clima rilassante da lungo fine settimana. Sfoglio, e una pagina dopo l'altra ho l'impressione che qualcosa stia succedendo, che le donne si stiano riappropriando della loro vita. Voglio dire di momenti, come parto e maternità, i cui modelli sono spesso stati definiti dall'esterno e non dalle dirette interessate, che non ci si riconoscono più. Ed ora forse hanno il coraggio di dirlo, e di "sfidare" l'ordine costituito.  Ben venga per esempio  l'iniziativa della "tris-mamma" Rachel Swardson Wenham  di prendersi cura non solo del neonato ma anche della puerpera in ospedale, con massaggi, momenti per il relax e per riprendere tono. Go Home Gorgeous è un programma, presto disponibile in tutti gli Stati Uniti, "per non lasciare semplicemente l'ospedale, ma tornare a casa in piena forma!". Chissà se mai prenderà piede anche in Italia, dove ancora  si portano doni votivi al pargolo mentre pochi (di solito qualche cara amica) pensano a "viziare" la neo-mamma. A me è successo in ospedale, dopo l'orario di visita, di sentirmi improvvisamente sola, di aver bisogno di qualche momento di leggerezza per condividere questo enorme cambiamento, senza trovare nessuna spalla o complice. 

 

E se le difficoltà non sono tanto durante, ma dopo la nascita, ecco che a riflettere sul complicato ruolo di mamma ci aiuta anche la scrittrice Ayelet Waldman, passata alla cronaca nel 2005 per aver dichiarato dalle pagine del New York Times  " se una buona madre è una che ama il suo bimbo più di chiunque altro, io non sono una buona mamma. Amo mio marito più dei miei figli". In un 'intervsita a D di Repubblica spiega ora che è stata fraintesa, ma poi precisa "una brava mamma è sempre allegra, non si lamenta mai, gioca con i suoi figli (che vestono vestiti sempre puliti), prepara una colazione sana, è attiva nella comunità e la sera non è mai stanca per il sesso.  La buona mamma è una creatura di fantasia, il guaio è che continuiamo a misuraci con questo modello".  Per uscire da un circolo vizioso è quindi meglio – questo il ragionamento della scrittrice che in parte condivido – chiarire subito che non si è una buona mamma nel senso classico del termine, che si hanno debolezze, malumori e momenti di sconforto. Che il matrimonio non ha nulla  a che fare con il "vissero felici e contenti" ma è una sfida quotidiana contro la routine. A guadagnarci non sarà solo la nostra salute mentale, ma anche il nostro equilibrio familiare. 

  • Katia |

    Ho letto un libro in questi giorni che, se non l’hai già segnalato ai lettori (lettrici) del blog tratta di argomenti a noi (donne) molto cari: il desiderio di un figlio e le difficoltà ad averlo per una donna lavoratrice. “Nove per due” l’ansia del diventare madre oggi di Anna Maria Mori, un racconto nel quale mi sono ritrovata totalmente e che consiglio a tutte di leggere.
    Si trovano nel racconto di una donna che ha appena saputo di aspettare un figlio, tutti i temi che tratti nel blog (bassa natalità, assenza di servizi di cura, di politiche familiari adeguate, di organizzazioni lavorative ostili alla maternità… )

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