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…Alberto Alesina

Italia fatta in casa
 
“Il valore della produzione domestica e' elevatissimo in Italia, dove, considerando la produzione domestica nel PIL, lo raddoppieremmo”. Così Alberto Alesina spiega dalle pagine di questo blog l’interessante lavoro di ricerca svolto con Andrea Ichino nel libro "Italia fatta in casa", pubblicato da Mondadori. Virtù – ma anche vizi organizzativi – della classica famiglia italiana, che è di fatto un “welfare parallelo”.

D: Ci sono state con cadenza regolare, ma forse più come provocazione che come progetto strutturato, proposte per il riconoscimento del valore economico e sociale del lavoro casalingo. Come si potrebbe misurare questo lavoro "extra", tra le mura domestiche? In termini di tempo sappiamo da Eurofund (secondo rapporto sulla qualità della vita in Europa) che per le donne è un 50% in più rispetto all'impegno in ufficio)?

R: Nel nostro libro cerchiamo di fare proprio questo, cioè di calcolare il valore della produzione domestica usando due metodi. Uno equivale al costo di opportunità' ovvero quanto potrebbe guadagnare una casalinga se lavorasse nel mercato; l'altro è quanto costerebbe ad una famiglia procurarsi il lavoro domestico assumendo colf, baby sitters badanti etc. Misurato con entrambi i metodi, il valore della produzione domestica e' elevatissimo in Italia, dove, considerando la produzione domestica nel PIL lo raddoppieremmo. Gran parte di questo lavoro lo fanno le donne in Italia. La disparità  del carico di lavoro totale del mercato è a casa fra donne (più alto) e uomini (più basso), e maggiore in Italia che in atri paesi

D: Una ricchezza, la famiglia, ma anche un freno se ho ben capito ad uno sviluppo più dinamico del Paese. Ci sono quindi anche dei costi in questo sistema di "welfare" parallelo?

R: Vi sono molti costi. Per erogare welfare la famiglia deve vivere vicina, riducendo così i benefici derivanti dalla mobilita geografica e sociale. Il welfare all’ italiana si basa sul posto fisso prima e la pensione poi del maschio adulto poi, creando rigidità nel mercato del lavoro. Vengono esclusi così i giovani, che rimangono a carico del posto fisso del padre fino a trentenni. Invece di facilitare il lavoro femminile si rispediscono a casa donne 55 anni per accudire anziani genitori e mariti pensionati. Tutto questo significa perdita di energie produttive. Troppe donne intelligenti e laureate fanno le badanti e spazzano cucine. Le università poi si riempiono di mediocri sedi staccate per favorire questa mancanza di mobilita sociale. Invece  migliori studenti – con un sistema di borse di studio premiante – dorrebbero muoversi verso le migliori università in Italia e all’ estero.

D: Qual è allora il bilancio? Quali le soluzioni possibili?

R: Il bilancio e' che se gli Italiani voglio una società basata su questo tipo di famiglia debbono valutarne i benefici di tranquillità, scarsa meritocrazia e "quieto vivere" ma non possono poi lamentarsi se il Paese non cresce.