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Maternità-lampo per Marissa Mayer: giusta determinazione o modello distorto?

Ne abbiamo già parlato in occasione del lieto evento per la francese Rachida Dati, la spagnola Carme Chacòn e la “nostra” MariaStella Gelmini. Tutte donne che sono tornate al lavoro pochi giorni dopo la nascita del figlio. Quella di Marissa Mayer – fresca di nomina, con panzone, alla giuda di Yahoo – è solo l'ultimo caso.  Già allora c'era stato un forte dibattito, con posizioni contrapposte: da un lato chi evidenziava l'opportunità, per ruoli di responsabilità, di garantire continuità; dall'altro chi difendeva il diritto ad un momento di pausa e ancora di più sottolineava il rischio di "snaturare" – o peggio ancora rinnegare – un aspetto fondamentale della dona,  comportandosi nè più nè meno come chi ha avuto un incidente, e poi torna come se nulla fosse successo. E questa volta il dibattito si ripete puntuale Io? Io sono per la "terza via".


Ho fatte mie le parole di Stefania Brancaccio,  nominata cavaliere del lavoro per l'impegno alla guida della Colmo, azienda partenopea: "La soluzione non è mascolinizzarsi" mi ha rivelato nel lontano 2009, ma la considerazione è ancora attuale. Non vorrei quindi che passasse il messaggio che la maternità è un incidente di percorso come un altro e che dura poco, e poi tutto torna come prima. Perché, anche volendolo e facendo training autogeno, non è così neanche se si ha una super-tata ed un marito efficiente. Ed è giusto che non lo sia perché la maternità è anche un momento di maturazione e se lo si "rimuove" non si cresce, ci si incasina solo la vita. E proprio per questo non credo che – specularmente – sia giusto rimuovere la nostra identità professionale. Come disse una mia amica: insieme al figlio non ho espulso anche il cervello (sana e schietta loquacità bergamasca!). Quindi credo che non sia giusto "sparire" per un anno dall'ufficio, o comunque interrompere la propria attività in maniera radicale. Ci sono mille sfumature, mille modi per scalare la marcia come e per quanto ciascuno lo ritenete giusto. L'importante è essere chiare con sè stesse su priorità e organizzazione della famiglia. Se quindi il nuovo capo di Yahoo ha scelto di ritornare, mi sembra una scelta ragionata e ragionevole: come si può essere il neo n° uno di una società internet e pensare di isolarsi per un anno? Ma può sempre portare il pargolo in ufficio, come ha fatto la Brancaccio! Ragazze, la coerenza paga qualsiasi sia la scelta!