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Women on boards, but without power

Via libera dalla Commissione europea  alle così dette quote rosa, ovvero alla Direttiva che prescrive, per i Consigli di amministrazione delle grandi società quotate in Borsa, la presenza di almeno un 40% di donne tra gli amministratori non esecutivi. Per quelle statali l'obiettivo dovrà essere raggiunto entro il 2018, per quelle private entro il 2020. Lo ha annunciato fiera la vicepresidente Vivianne Reding, Commissario Ue alla Giustizia, firmataria della proposta che in Italia è stata fortemente sostenuta dalla Fondazione Bellisario e dalla deputata Alessia Mosca. Personalmente resto dubbiosa sulla validità di una tale iniziativa, come ho già più volte spiegato in questo blog. Prima di tutto perché si tratta di un contentino: le donne saranno ammesse nella stanza dei bottoni, ma saranno pregate di prendere la seggiola nell'angolino, perché non avranno cariche esecutive. E poi perché – non meno importante – il vero cambiamento non si fa al vertice ma nel middle management, come anche ieri è emerso da un'interessante giornata di lavori con le aziende associate a ValoreD. Se anche il vertice stabilisce policies aziendali innovative e "family friendly", restano parole senza sostanza in assenza di un cambiamento culturale e organizzativo a quel livello.

Come farlo? In molti modi diversi, ma non è certo la seggiola in un angolo a fare la differenza.