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Forget Work-Life Balance. Give Us Choices Instead

In Italia stiamo arrivando adesso a parlare, a volte a sviluppare progetti di work life balace. E non per un cambiamento culturale voluto e maturato ma subìto obtorto collo a causa della crisi, che ha rimesso in discussione il lavoro inteso nel senso statico e tradizionale del termine. Oltre oceano invece anche questo approccio è già superato, perché – come teorizza bene Cali Yost con il suo motto work+life fit, not balance - no si tratta di dare da una parte e togliere dall'altra ma di avere " a little bit of everything". Così se la domanda di flessibilità da parte di donne istruite, motivate è la flessibilità, le aziende di successo negli States sono quelle che sanno attrarre e ritenere questi talenti. Nell'articolo di Forbes  (dal quale ho "rubato" il titolo del mio post) il caso esemplificativo descritto è quello della società di bijoux Stella & Dot, che è una versione 2.0 delle classiche rappresentanti di vendita. Un "social selling" che nel 2011 ha già permesso di incassare di 175 milioni di dollari di fatturato. Solo un esempio, precisa l'autrice, per spiegare che "women want the opportunity to fit everything in " . La ricetta? Riparametrare più volte nell'arco di una vita professionale il nostro impegno (tempi e modalità di lavoro)  in base alle diverse fasi di vita che stiamo attraversando. Rispetto ai figli per esempio, l'impegno è variabile: alle elementari fanno orario pieno in molti casi, ma alle medie spesso escono alle 13 e sono nella fase più delicata della loro vita (e parlo di impegno di entrambi i genitori). Ma anche rispetto ai propri genitori, che con l'invecchiamento richiedono sempre più attenzioni e cure e spesso non risiedono neanche nella stessa città. E rispetto a noi stessi, alle esigenze di crescita prima, di "consolidamento" o ri-orientamento della nostra professionalità poi. Insomma come conclude l'autrice: "Don’t tell us what work-life balance is; let us decide. If companies don’t get creative now, they’ll run out of talent later".