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40% dei manager “teme” maternità in ufficio (UK)

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Mal comune mezzo gaudio si potrebbe dire. Secondo una ricerca inglese da poco pubblicata dallo studio legale Slater&Gordon quasi la metà (il 40%) degli oltre 500 manager interpellati teme i periodi di assenza per carichi di cura – e i relativi costi – e quindi ammette di “wary of hiring a woman of childbearing age”. Discriminazione in ingresso quindi ma anche nei percorsi di carriera: “A similar number would be wary of hiring a woman who has already had a child or hiring a mother for a senior role”. La ricerca ha  avuto molta eco, tanto che il Ministro del Lavoro Jo Swinson ha detto: “British business simply can’t afford to lose out on half of the available talent pool. There is no excuse for such attitudes from these employers, who frankly are dinosaurs”.

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Atteggiamenti definiti pubblicamente come scorretti e retrogradi, ma ancora ben radicati un po’ in tutta Europa: è solo di due giorni fa la provocatoria frase di Monica de Oriol, a capo del potente Circulo de Empresarios (simile alla nostra Confindustria, ndr) : “I rather prefer hiring women over the age of 45 or under 25. This to avoid the problem posed by employees who decide to have a baby”. La frase ha fatto scandalo, ma in realtà la provocazione era finalizzata a  guardare in faccia quanto sia in effetti ancora retrogrado e pieno di pregiudizi il mercato del lavoro nei confronti delle donne in età “a rischio”. Un rischio che proprio in Gran Bretagna sta per essere ponderato – secondo il Ministro – dall’introduzione del congedo condiviso. Dal canto suo lo studio Slater&Gordon ha creato un sito di supporto per le mamme lavoratrici, dove si posso trovare storie (terribili) e soluzioni (molto pratiche). E in Italia? Per ora l’illusione delle “ottime” tutele del TU sulla maternità non permette di alzare il velo sul problema, e di cercare soluzioni.