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Nata e cresciuta a Bergamo, tifavo per Pirmin Zurbriggen anziché per Alberto Tomba, ignoravo dogmi e liturgie pur frequentando il collegio vescovile Sant’Alessandro e per i miei amici ero “Heidi”. Così a 18 anni non ho avuto dubbi: vado a studiare oltralpe.

Quei quattro anni di Relazioni Internazionali a Ginevra sono stati una boccata d’ossigeno, e non solo perché sono uscita di casa. Ho scoperto un nuovo mondo, quello internazionale dove il “normale” e il “si fa così” sono concetti relativi e ad accumunare l'eterogenea popolazione sono una gran curiosità il e rispetto reciproco.

Il sogno, un po’ come Mafalda, di lavorare all’Onu e salvare il mondo mi ha portata anche oltremanica, ma durante il Master a Londra un po’ per caso ho incominciato a lavorare per la televisione italiana di Bloomberg (network d’informazione finanziaria) e poco dopo mi è stato offerto di tornare in Italia.

D'accordo il senso civico e il rigore morale elvetico, d'accordo l'entusiasmo professionale che si respirava nella City all'epoca della "new economy" ma mi mancava un po' i colori e i sapori della Penisola. Milano mi sembra un buon compromesso e qui sono riuscita a ritagliarmi i miei spazi professionali – lavoro al Sole 24 Ore dal 2000 (prima TV poi quotidiano in Finanza, poi settimanale al Lunedì) – e privati, con due bei bambini biondi dagli occhi azzurri, di padre umbro.

Giornalista per caso, mamma per scelta e donna per natura ho scoperto quant’è duro voler conciliare casa e ufficio e intendo usare questo spazio per sfogarmi, confrontarmi, arrabbiarmi, ascoltarvi e cercare di capire come possiamo cambiare le cose.