Benvenuti a tutti!
In Italia meno di una donna su due lavora
Le donne fuori dal mercato del lavoro, che non ne ricercano più attivamente uno perché scoraggiate sono 9,6 milioni, cioè il 48,6% del totale
Il 27,1% delle donne “molla” il lavoro dopo la nascita di un figlio
Eppure la relazione tra tasso occupazione è di natalità positiva: più una donna lavora ed è gratificata e maggiore sarà anche la probabilità che faccia più di un figlio
L’Italia è ultima in Europa per fondi dedicati alle politiche famigliari (4,5% del totale delle spese per la protezione sociale, contro l’8,2% della zona euro) . Ma prima per quelli dedicati alle pensioni (50,8% del totale contro il 39,6% della zona euro)
Eppure L'incremento del numero dei nidi del 10% potrebbe far aumentare la probabilità di lavorare delle donne tra il 7% e il 12% . Un aumento del 10 % del part-time potrebbe inoltre far crescere la probabilità di essere occupata dal 5% al 10%.
Numeri e dati estratti dai documenti che trovate nel blog (potete fare una ricerca puntale, inserendo una parola chiave nella barra in alto a destra "cerca")
30 maggio 2012 - 22:55
In occasione dell'incontro mondiale delle famiglie anche il mondo laico e liberale si interroga sul valore sociale ed economico di questa entità riconosciuta dalla Costituzione. Tra gli ultimi e più interessanti spunti il convegno due giorni fa organizzato da Pari o Dispare - con la sponsorship di Edenred (leader mondiale nei buoni servizio prepagati per le imprese) - dal titolo programmatico "un nuovo welfare per liberare le donne". E un articolo di oggi di Maurizio Ferrera nel Dossier Famiglie del Corriere che spiega come per controbilanciare l"iper-familismo" - la tendenza tutta italiana a trovare dentro la famiglia supporto economico, servizi di cura e tanto altro - ci vuole un altro Stato, che investa in welfare e riforma del lavoro. Ma dov'è la famiglia nei disegno del Governo? Nel Ddl Lavoro il complesso tema della conciliazione famiglia lavoro è declinato solo in termini di voucher (articolo 59) e di paternità obbligatoria, quella che scherzando ho rinominato l'iniziativa "papà per un giorno" (di fatto prevede un solo giorno di obbligatoria per il neo-papà). Sparite le proposte del Ministro Riccardi che andavo a toccare l'altra dimensione - altrettanto importante - dell'organizzazione e dei tempi del lavoro. Ma chi si confronta quotidianamente con il mondo aziendale e con le risorse umane sa che la prima richiesta e il "benefit" più gradito da parte dei dipendenti è quello della flessibilità del lavoro, intesa non solo come tempo da dedicare a esigenze di cura ma anche a sé stessi (il work ife balance). E allora lasciando perdere misure troppo costose in questo periodo - come la reversibilità del congedo parentale sui nonni - perché non introdurre almeno la frazionabili oraria del congedo parentale, che a costo zero permetterebbe di introdurre flessibilità sul lavoro e di agevolare le neo-mamme che vogliono rientrare in ufficio? Insomma, in questi giorni per i genitori che lavorano, c'è poco da festeggiare. Scarica Ddl-Fornero-Riforma-Lavoro_Senato
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29 maggio 2012 - 11:08
Interessante ricerca condotta da Regus sull'importanza e l'efficacia del lavoro flessibile nei principali Paesi (l'Italia non è tra questi). La grande maggioranza dei manager intervistati (17mila in 80 diversi Paesi) è convinta che in questo periodo di crisi il lavoro flessibile - cioè la flessibilità nella gestione dell'orario di lavoro ma anche del luogo fisico di lavoro - permetta allo stesso tempo di tagliare i costi e di aumentare la produttività, attraverso un maggior commitment dei dipendenti. Il 70% lo considera ormai una leva di attrazione e di gratificazione per le proprie risorse (al pari se non meglio di altri benefit aziendali). E - molto interessante - la metà di loro ne ha misurato l'efficienza in termini di produttività aziendale. Da leggere: Scarica Flexible-Working-Goes-Global
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25 maggio 2012 - 11:35
Per più della metà delle donne (62%) considera ancora la maternità un fattore di discriminazione sul posto di lavoro, e in effetti dopo il periodo di congedo il 49,3% ha problemi nel reinserirsi sul posto di lavoro. Di qui da un lato la la perdita di auto-stima (48,2%) e il senso di inadeguatezza rispetto al team di lavoro (78,4%). E di qui la volontà, anche tra le manager, di cambiare azienda se la società non affronta il problema e modifiche le politiche sul posto di lavoro. Un disagio - spiega Hanson Search che con il Chartered Institute of Public Relations (CIPR) ha condotto la ricerca su 550 midle manager nel settore delle comunicazioni in Inghilterra - che si traduce in inefficienze e costi anche per le aziende. Alla luce dell'esperienza ecco quattro regole per tradurre il problema in opportunità: definire una chiara cultura aziendale; condividere e pianificare l'assenza per maternità; preparare il rientro; fare un punto su reciproche necessità e doveri. Qui la ricerca pubblicata su HR Magazine
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23 maggio 2012 - 20:12
Nel DDL lavoro che ha ottenuto poco fa il via libera della commissione Lavoro del Senato ci sono alcune misure di forte impatto mediatico che riguardano il grande tema dell'occupazione femminile e materna. Per esempio la misura "papà per un giorno", ovvero una singola giornata di paternità obbligatoria, che sarà introdotta in aggiunta - e non in maniera alternativa - al congedo facoltativo a disposizione dei genitori. Una misura quindi costosa - chi se ne assumerà l'onere? - e che personalmente ritengo di dubbio impatto sulla cultura della distribuzione dei carichi di cura in famiglia. Altra misura che è subito piaciuta ai media quella della parità di salario tra uomini e donne con pari incarichi entro il 2016. Nulla è detto - o meglio si sa (il testo sul sito del Senato non è ancora stato caricato) - su come si arriverà a questo obiettivo, e quanto costerà. Molto più semplice e a "impatto (finanziario) zero" sarebbe stato invece far tesoro delle migliorie proposte dal Ministro Riccardi. In primis la frazionabili oraria del congedo facoltativo, che avrebbe permesso ai neo-genitori un rientro più graduale dopo la maternità, garantendo continuità professionale e senza gravare economicamente sulle aziende. Con il vantaggio aggiuntivo di stimolare una riorganizzazione delle modalità di lavoro. Così come la possibilità - anche solo su base volontaria - per le donne in congedo di maternità di partecipare a concorsi interni, procedure selettive e corsi di formazione avrebbe contribuito a rafforzare la professionalità al posto di creare un momento di "esclusione obbligatoria". Ma queste misure sono meno immediate - proprio perché più sostanziali -e quindi forse meno spendibili nell'arena politica. Pronta a ricredermi adesso che il provvedimento passa all'esame dell'Aula.
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23 maggio 2012 - 9:00
Dall'educazione scolastica alla condivisione dei carichi di cura, passando per il lavoro e la carriera. L'ultimo rapporto dell'Ocse analizza le disparità di genere che - se superate - potrebbero liberare talenti e risorse, e contribuire alla crescita economica. Se è vero per esempio che il 60% dei laureati nei Paesi industrializzati sono donne, è anche vero che in prevalenza scelgono materie di tipo umanistico mentre più di due terzi delle lauree scientifiche e tecniche sono ottenuti dal "sesso forte". Interessare le ragazze a queste discipline, superando stereotipi e pregiudichi, permetterebbe - si legge nel rapporto - di valorizzare meglio talenti. Contro lo scarto di ben 13 punti percentuali tra occupazione maschile e femminile l'Ocse suggerisce invece una strategia integrata di medio- lungo periodo che oltre a nuove forme flessibili di accudimento preveda anche una nuova organizzazione del lavoro, più family friendly. "Better and more affordable child care and more flexible work conditions are key to helping parents to be in paid work" si legge ancora nel report. Da leggere e archiviare, lo trovate a questo indirizzo
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22 maggio 2012 - 15:52
Una donna su quattro (22,7%) perde il posto di lavoro alla nascita del figlio. Solo il 77,3% delle neo mamme mantiene l'occupazione a due anni dal parto: dato in netto calo, secondo l'Istat, rispetto all'81,6% del 2006. E la percentuale di licenziamento sale al 23,8% dal 6,9% del 2002. Così mentre aumenta l'età media di vita della popolazione (79,4 per gli uomini, 84,5 per le donne), si abbassa il numero delle nascite, facendo dell'Italia un paese di vecchi. Nel 2011 sono nati 556 mila bimbi (-21 mila rispetto al 2008).Il numero medio di figli per donna è 1,42%: 2,07% per le straniere; 1,33% per le italiane. Questo il capitolo specifico all'interno del rapporto annuale Scarica Istat disuguaglianze
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20 maggio 2012 - 21:44
Oggi vi voglio parlare di un'iniziativa che ho ideato insieme a Cecilia Spanu e Luisa Adani. E al contributo grafico di Laura Romanelli (www.2type.org). In occasione della giornata dei bimbi in ufficio, il 25 maggio, ci siamo chieste qual'era un piccolo gesto simbolico, poco impegnativo ma molto significativo, per trasmettere il messaggio che essere genitore non fa di noi un lavoratore peggiore, anzi.
Ed ecco cosa ne è nato: una coccarda, un motto e un testo e una grande partecipazione in rete!
Il Motto: "Facciamo outing: portiamo la famiglia in ufficio, perche' avere dei figli mi rende migliore. Anche sul lavoro"!
La coccarda: le mamme e i papà che aderiscono all'iniziativa il 25 maggio possono stampare, ritagliare quest'immagine e portala in ufficio insieme ad una foto dei figli, da lasciare tutto l'anno sul desk. (l'immagine è quella che si trova qui di fianco, a sinistra in tre diverse dimensioni: dalla giacca alla cornice!).
Il gruppo: Per dare visibilita' sul posto di lavoro alla vita familiare il gruppo Linkedin MAMME AL LAVORO, con 1.000 mamme iscritte, ha lanciato l'iniziativa "Proud to be MAMMA AL LAVORO" e "Proud to be PAPA' AL LAVORO".
L'invito è -se ne condividete lo spirito - di utilizzare la coccarda e di diffondere l'iniziativa!
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16 maggio 2012 - 9:00
Due grandi trend nell'organizzazione del lavoro oltre oceano, così come fotografati dal National Study of Employers 2012: più possibilità di flessibilizzare l'orario di lavoro - nel 77% dei casi, tra le oltre 500 imprese incontrate, contro un 66% del 2005 - ma anche meno possibilità di prendere un periodo di tempo da spendere lontano dall'ufficio: quest'anno solo il 52% delle aziende ha consentito dei career breaks contro un 73% di sette anni fa. Complice la crisi quindi le società preferiscono rispondere in maniera puntuale, nell'organizzazione del lavoro giornaliero alle esigenze di conciliazione di vita e lavoro piuttosto che "spremere" i propri dipendenti e poi concede loro dei periodi di "allontanamento". Una buona notizia - che rientra in quello che chiamo il lato B della crisi - perché permette una maggior continuità nella crescita professionale.
Da leggere, per sprerare che il vento d'oltre oceano arrivi anche qui: Scarica Family and work institute NSE
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15 maggio 2012 - 12:29
Pillole di autostima al femminili molto utili, quelle di Lisa Bloom, avvocato di successo oltre oceano e autrice del libro "Think: Straight Talk for Women to Stay Smart in a Dumbed-Down World" (questo il suo sito . Le donne - ha detto recentemente in un'intervista - devono smettere di scusarsi sul posto di lavoro. Ogni volta che la parola è sulle vostra labbra, chiedetevi se è motivata o se è ormai diventato un tic nervoso. Prima di tutto in ambito finanziario: quante di noi si sono trovate almeno una volta a disagio quando bisognava parlare del "vil denaro" e negoziare un'adeguata remunerazione per il proprio lavoro? "If you're armed with good ammunition to back up your demand - incoraggia l'autrice - you'll feel more confident and ready to engage in that dialogue. In other words, be clear what you want, and don't leave until you get it". Insomma è un dovere, oltre che un diritto, farsi pagare per un lavoro svolto. Diversi capi del personale che ho incontrato mi hanno raccontato come gli uomini siano molto più bravi delle donne - passatemi la generalizzazione, ma è frutto della loro esperienza - a bussare alla porta e chiedere. E chi, altro punto importante, non si è scusata almeno una volta per il proprio look, arrivando di corsa ad un appuntamento? Anche in questo caso, non sottolinearlo e passare all'argomento dell'incontro è una strategia vincente, al posto che puntare noi stesse il dito su una nostra (presunta) debolezza. E infine: chi non vorrebbe poter tornare indietro - "riavvolgere" un episodio della propria vita - e poter rispondere, con il senno di poi, ad un capo che ha sminuito il vostro lavoro? "In the workplace we need to take responsibility for our mistakes, sure, but also for our successes," spiega la Bloom "Many women can do the former but not the lattee". Da stampare e tenere nel cassetto!
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11 maggio 2012 - 9:48
In Francia esiste un'associazione - l''L'Observatoire de la parentalité en entreprise - che raggruppa 400 imprese (sia gruppi multinazionali che pmi) impegnate a rendere la conciliazione famiglia lavoro una realtà all'interno della propria azienda. Un network paragonabile, in Italia, a quello della Carta per le Pari Opportunità o a quello di Sodalitas, ma con un focus molto più specifico e concreto. Perché le aziende che aderiscono si confrontano su costi e benefici della conciliazione, sugli snodi critici della flessibilità organizzativa e sulla trasferibilità delle buone prassi.
Un'iniziativa interessante che affronta in maniera più sistemica anche la giornata dei bimbi in ufficio, che da noi è il 25 maggio. Lì si chiama "la giornata della famiglia in azienda" e punta a rendere visibili gli impegni famigliari dei dipendenti. Non solo quindi momenti di intrattenimento per i bambini - ospiti graditi per un giorno - ma anche con focus group tematici e workshop che riguardano i dipendenti e i loro manager sul tema. Scarica Giornata dei genitori in ufficio
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Categorie: Bacheca, L'erba del vicino è più verde?!