2 gennaio 2012 - 12:04
In Italia si lavora di più rispetto agli altri Paesi europei, ma si lavora peggio perché la produttività oraria è nettamente inferiore (grafico tratto dal sito linkiesta.it) . La consuetudine, tutta Italiana, di intendere il lavoro - nella più stretta accezione taylorista - prima di tutto come presenza in ufficio, e di valutarne la qualità in base alle ore spese alla propria postazione è quindi bocciata dai fatti. In base ai dati Eurostat - rielaborati dalla Banca d'Italia - nel 2000 (fatta 100 la media Ue), l’Italia si piazzava a quota 116, 8 punti, meno di Francia (137) e Germania (124) ma più della Spagna (102,7) e della Grecia (75,7). Dieci anni dopo, nel nostro Paese il dato è sceso a 101,5 punti, mentre per Francia (132,7) e Germania (123,7) non ha subito grossi scostamenti.E perfino in Paesi in crisi economica come Spagna (107,9) e Grecia (76,3) è moderatamente salito. In numeri significa per l'Italia una contrazione pari a 15,3 punti di produttività dal duemila all’anno scorso. E questo a fronte di orari di lavoro più lunghi: gli italiani, nel 2010, hanno lavorato mediamente 359 ore più dei tedeschi. In termini assoluti, significa il 25% in più. Insomma si lavora di più, ma si produce meno.
I dati - ripresi e analizzati oggi da un'interessante articolo di Alesina e Giavazzi sul Corriere (a pagina 11) - mostrano che è necessario un cambio sostanziale nell'organizzazione del lavoro, che consenta una maggiore flessibilità, intesa non in senso distorto di precarietà ma in senso positivo in termini di maggiori adattabilità dei tempi e delle modalità dell'impegno professionale in base alle esigenze aziendali. ma perché no anche personali. Problemi che lungi dall'essere disquisizioni teoriche complesse, sono il pane quotidiano per le mamme che lavorano e che chiedono semplicemente di essere giudicate non per quanto tempo stanno incollate alla scrivania - passando sempre in secondo piano rispetto al collega single che alle ore 23 è in ufficio per incontrare il capo, e pazienza se si sta leggendo il giornale o chattando su facebook - ma per quello che fanno ogni giorno, con i loro tempi.
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Categorie: Assurdità quotidiane