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Una donna guadagna il 15% in meno di un uomo?

Se anche ce ne fossimo scordate, ecco che oggi il Parlamento europeo mette il dito nella piaga. Questa volta però per richiamare all’ordine e sollecitare nuove iniziative.

Il Parlamento europeo ha approvato oggi (4 settembre) la relazione della spagnola del Pse Iratxe Garcia Perez, esprimendo preoccupazione di fronte al continuo divario nella retribuzione tra uomini e donne, che si è stabilmente assestato sul 15% dal 2003, scendendo di un solo punto dal 2000. Ed esortando la Commissione e gli Stati membri a valutare le strategie e le azioni in tale ambito e, a stabilire, in collaborazione con le parti sociali nuove misure, o nuovi approcci per migliorare la situazione.

Nella seduta tenutasi a Bruxelles Il Parlamento osserva peraltro che anche le donne con un livello d”istruzione superiore agli uomini «percepiscono salari inferiori, ottengono impieghi più precari e avanzano più lentamente nella carriera» rispetto a quest’ultimi. E snocciola qualche dato disarmante: ad esempio, i tassi di occupazione delle donne con figli a carico raggiungono solo il 62,4%, rispetto al 91,4% degli uomini; i contratti di lavoro a tempo determinato sono più frequenti tra le donne (15,1%, ossia un punto in più rispetto agli uomini), mentre la disoccupazione di lunga durata è sempre molto più frequente per le donne (4,5%) che per gli uomini (3,5%). Non soddisfatta, la combattiva Garcia Perez nel testo approvato ha anche sottolineato che “gli Stati membri dovrebbero proporre misure specifiche per ridurre gli effetti negativi dei congedi di maternità sulla carriera, la retribuzione e i diritti pensionistici. Le imprese sono invece invitate ad applicare misure flessibili di politica familiare volte a facilitare la ripresa lavorativa dopo un’interruzione di carriera”.

Direte: l’ennesimo documento caduto nel vuoto. Che però intanto serve come sintesi e memento.