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Un sito interessante, peccato che non esista più

Avete provato, in un momento di sconforto, a digitare "part-time" o lavoro flessibile su un motore di ricerca, come google? Oltre ad offerte che nel migliore dei casi sono ambigue, viene segnalato un sito che sembra la terra promessa: osservatorio sul part-time! Già immagino di trovarci dati, esempi aziendali e…e invece no.

Il sito – che si riesce ad aprire ad intermittenza (il sito fantasma) – è o meglio era curato da Unioncamere Lombardia, in collaborazione con l’Istituto per la Ricerca Sociale (IRS) e il Centro di Iniziativa Europea (CdIE), con finanziamenti europei(Fondo Sociale Europeo), nazionali (Ministero del Lavoro) e regionali. Sarebbe stato interessantissimo perché, anche se ristretto ad un solo territorio, avrebbe permesso di conoscere quanti tipi di contratto flessibile esistono, di che tipo e in base a quali esigenze, quali sono le aziende che lo applicano. Dati che sarebbero serviti ad aprire un dibattito ragionato, ad analizzare e anche favorire le nuove tipologie di lavoro. Infatti il sito recitava proprio: “Il progetto si pone l’obiettivo principale di sostenere interventi che favoriscano la diffusione del lavoro a tempo parziale come opportunità  di crescita dell’occupazione femminile, che permetta di mantenere un legame professionale nei diversi periodi di transizione della vita (lavoro -formazione, – lavoro-responsabilità famigliari)”.

Peccato che è finito nel nulla, ad Unioncamere sostengono addirittura che non sia più in rete e comunque la persona che lo seguiva non c’è più. Forse il tema non interessa? O forse è così delicato che le aziende preferiscono un po’ più di discrezione e riservatezza? In ogni caso – sono un’ottimista – ho scaricato i nomi di quelle aziende che ai tempi (credo il 2003) risultavano come “best practice” per il lavoro flessibile e sono curiosa di provare ad aggiornare i dati….

Nel frattempo, sono aperte altre segnalazioni! Perché non fare una lista delle "più dinamiche" e delle "più rigide"? All’estero esistono già riconoscimenti in questo senso: il Label égalité in Franca è una specie di Iso9000 della gestione delle risorse umane in azienda; in Spagna un’apposita legge (Ley Orgánica para la Igualdad Efectiva de Mujeres y Hombres) stabilisce che il Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali crei un marchio per riconoscere le imprese  impegnate nella promozione delle pari opportunità; in Germania il Total E-Quality è invece un premio assegnato da un’associazione no profit alle organizzazioni che implementano le pari opportunità nelle loro politiche aziendali. In Italia Progetto Donna è da tempo impegnata nella Certificazione di Genere (questo il sito) ma allo stato attuale non esiste ancora nulla. E anche il premio Great Place to work tiene conto solo di alcuni parametri legati alle pari opportunità e alla flessibilità, proteggendo con cura la riservatezza delle aziende.

  • rosanna santonocito |

    di siti interessanti su questa materia ce ne sono un’infinità. basta sapere dove e come cercarli

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