Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Daniela Del Boca

Daniela Del Boca è docente di economia politica presso l’università di Torino e direttore del Centro studi della famiglia e del lavoro (Child, questo il sito del Centro). "L’incremento del numero dei nidi del 10% potrebbe far aumentare la probabilità di lavorare delle donne tra il 7% e il 12% . Un aumento del 10 % del part-time potrebbe inoltre far crescere la probabilità di essere occupata dal 5% al 10%".

D: Figli o lavoro. Perché in Italia è così difficile fare entrambi?

R: Se guardiamo ai paesi Nord-Europei (Danimarca, Norvegia Svezia) a seguito della messa in atto di politiche di incremento degli asili, congedi parentali e di varie forme di part-time, i tassi occupazionali femminili sono cresciuti insieme ai tassi di fertilità, mostrando un’inversione di tendenza rispetto alla relazione negativa precedentemente osservata. Anche nel nostro Paese, nelle regioni del Nord dove più sono aumentati gli asili nido e i lavori part-time, stanno aumentando sia la partecipazione femminile che la fecondità al netto delle migrazioni. Nell’ultimo decennio la fertilità è cresciuta dal 1.19 a 1.35, mentre la partecipazione è aumentata del 7% arrivando al 57%, vicino agli obiettivi di Lisbona. Anche se è difficile ipotizzare una relazione causale, si evidenzia come nelle aree dove i servizi per l’infanzia sono cresciuti è aumentata la fecondità e la partecipazione e al lavoro (Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Toscana indicando in quali contesti avere figli e lavorare appare più conciliabile).

D: Quindi basterebbero delle politiche mirate per sciogliere il dilemma?

R: Un’analisi sui dati del panel Europeo ECHP (Del Boca, Pasqua, Pronzato 2008) mostra che alcune politiche di conciliazione (asili nido, part-time e congedi parentali) e la loro sinergia hanno effetti positivi sull’occupazione senza disincentivare la fertilità. I risultati sono rilevanti e significativi per le future scelte di politica economica dei governi italiani: un incremento del numero dei nidi del 10% potrebbe far aumentare la probabilità di lavorare del 7% delle donne più istruite, e dal 12% delle donne meno istruite. Un incremento del 10 % del numero di lavori part-time potrebbe far crescere la probabilità di essere occupata del 5% per le donne più istruite e del 10% per le donne meno istruite. Infine un incremento del 10% della durata del congedo parentale porterebbe ad un aumento della probabilità di lavorare del 4% per le donne più istruite, ma solo del 3% per le donne meno istruite, che posso verosimilmente usufruire meno del congedo parentale sia perchè è pagato solo al 30% del salario (la tendenza ad anticipare il rientro al lavoro è tipica delle madri del Mezzogiorno e con bassa istruzione), sia perché non è disponibile per tutti i tipi di contratto. Tuttavia importa cio’ che accade dentro la famiglia cioe’ quanto aiuto hanno le madri dai loro partners. Le ricerche comparate sull’uso del tempo mostrano che le madri italiane sono tra quelle che ricevono meno aiuto (anche se la situazione e in lenta evoluzione).

D: E attualmente, secondo Lei, stiamo andando nella direzione giusta?

R: Il piano nidi 2007-2009 è stato il primo intervento importante di sviluppo del sistema dei servizi dalla legge 1044-1971. E’ un primo passo anche se gli studi empirici e l’esperienza quotidiana di molte madri con figli piccoli dimostra poi che i nidi da soli non sono sufficienti a risolvere il problema della conciliazione. Un ampliamento delle disponibilità dei servizi sarebbe sufficiente a far raggiungere l’obiettivo di Lisbona solo nelle regioni del Nord e tra le donne più istruite (Del Boca e Vuri, 2007). Quanto al part-time, senza dubbio è uno strumento fondamentale per favorire l’occupazione femminile e la fertilità, ma ciò accade solo dove i lavori part-time sono meglio “protetti” e non
soffrono di penalizzazioni in termini salariali. Se si confrontano infatti gli effetti del part-time sull’occupazione femminile in Italia (dove il lavoro part-time è spesso protetto e retribuito come il lavoro full-time) e in Gran Bretagna (dove il part-time si concentra in occupazioni poco qualificate, a tempo determinato e mal retribuite) si vede che l’effetto positivo c’è solo in Italia, mentre in Gran Bretagna l’effetto è negativo. Non ci sono ricette magiche quindi, ma iniziative utili che vanno nella giusta direzione. Tuttavia non è questa la direzione che sembra essere presa dall’attuale governo che privilegia misure come il quoziente familiare, bonus bebè (che già in passato si è mostrato poco efficace) e la detassazione degli straordinari, misure che poco faranno per dare alle donne più opportunità di scelta.