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Willem Adema (Senior Economist dell’Ocse)

Willem Adema è senior ecominist del Dipartimento lavoro e affari sociali dell’Ocse a Parigi. Nell’ultimo studio (“Babies and Bosses. Reconciling work and family life”, che è disponibile nella sezione: documenti utili), analizza le politiche sociali nei diversi Paesi dell’Ue. “Non c’è una ricetta magica – chiarisce – ma i Paesi che meglio hanno affrontato il problema del reinserimento delle mamme nel mondo del lavoro sono quelli dove c’è un supporto articolato e coerente, dagli investimenti per infrastrutture scolastiche (in primis gli asili) fino agli incentivi fiscali, passando per forme flessibili di lavoro e sussidi alle famiglie numerose".

D: Qual è la lezione che si puo’ trarre da questo corposo lavoro (215 pagine) di analisi e confronto tra le diverse scelte nazionali sul delicato problema della conciliazione famiglia-ufficio?

R: Il messaggio chiave è: per risolvere il problema bisogna che il governo decida di offrire un supporto articolato e continuativo ai genitori quando la donna torna al lavoro. Quindi da un lato congedo per maternità non troppo lungo – dallo studio emerge che la durata ideale è tra i 4 e i 6 mesi – così da non perdere il contatto con il mondo del lavoro, ma anche strutture scolastiche (in primis asili nido e materne) adeguate per poter far tornare la mamma al lavoro e tipi di contratti flessibili per permettere di conciliare i tempi. Inoltre anche il sistema fiscale e gli incentivi finanziari possono giocare un ruolo se inseriti in questo contesto. La “ricetta” sembra semplice, ma richiede molti fondi disponibili e una buona capacità di pianificazione delle politiche sociali sul medio-lungo termine. Per ora solo alcuni Paesi nordici come Svezia, Danimarca, Olanda sono riusciti nell’impresa.

D: Ma qualche passo avanti si è fatto negli ultimi anni?

R: A livello generale sì, la spesa pubblica per la famiglia nei paesi Ocse è aumentata dall’1,6 al 2,2% del pil tra il 1980 e il 2003, e in alcuni casi l’incremento è consistente, come in Danimarca (dal 2,8% al 4%), in Norvegia (dall’1,8 al 3,5%) in Finlandia (dall’1,8 al 3%), mentre in Italia è passata solo dall’1,2% all’1,4%. Bisogna poi analizzare non solo quanto ma anche cosa si è fatto. Ogni paese ha fatto le sue scelte in base alla propria struttura economica ma anche sociale, però in molti casi per semplicità si è deciso di puntare prevalentemente su un solo aspetto –come rimborsi e finanziamenti (per maternità e supporto famigliare), con benefici tutti da verificare. Da notare invece che la Francia è tra i paesi che hanno maggiormente cercato di bilanciare un mix di politiche, includendo anche i servizi (cioè asili e scuole) e gli incentivi fiscali (il famoso quoziente famigliare, ndr).  Download babies_and_bosses_family_spending.pdf 

D: Cosa ne pensa delle politiche attuate in Italia?

R: In Italia il tema è particolarmente d’attualità. Per esempio il tasso di occupazione delle mamme con figli sotto i 16 anni è del 48,1% contro il 61,5% dei paesi Ocse (cala drammaticamente con il terzo figlio, al 27,4% contro il 44% dell’area Ocse, ndr). E forse questo si riflette anche nella forte conflittualità che gli italiani vivono tra vita lavorativa e privata, uno dei valori più alti insieme a Grecia e Turchia (rispettivamente il 30 e il 40% dei lavoratori tra 30 e 44 anni affermano che la difficoltà di conciliare i tempi è media o alta, contro un 20% dei membri Ocse). Ma è difficile esprimere un giudizio in merito perché il sistema di assistenza sociale non è unico a livello nazionale e quindi è difficile misurare l’impatto delle diverse misure, e d’altronde il mercato del lavoro e il settore dell’istruzione sono molto regolamentati

  • Monica |

    interessante questa sessione di interviste lampo!
    E anche gli intervistati non sono male.

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