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L’Ue ammette di avere “più che mai bisogno” del lavoro femminile?

Una settimana fa la Commissione europea ha proposto un pacchetto di misure per migliorare da una parte il regime vigente sulla maternità e per favorire dall’altro il rientro al lavoro della mamma. D’accordo si tratta solo di un primo passo formale, ma leggere in un documento europeo (questa la sintesi in italiano, con la "fatidica frase" ) che "di fronte al fenomeno dell’invecchiamento della popolazione, l’Ue ha più che mai bisogno del lavoro femminile per ampliare il bacino di manodopera" è un primo riconoscimento significativo, mi sembra. Sopratutto perché si affronta il problema non solo da un punto di vista di equità sociale (questione di genere) ma anche di concreta perdita in termini economici: "La carenza di servizi per l’infanzia è un problema sia in termini di pari opportunità che di crescita economica. È del resto una delle ragioni del calo del tasso di natalità in buona parte dell’Ue".

Il documento in questione propone da un lato di cambiare il regime applicato al congedo parentale nei diversi stati membri – allungando i tempi del congedo obbligatorio (da 14 a 18 settimane) e aumentandone la retribuzione (portandola al 100%) – e dall’altro di facilitare con misure ad hoc in rientro della donna nel mondo del lavoro dopo la maternità, riconoscendo il diritto a richiedere un part-time e istituendo forme di garanzia contro il demansionamento. In una seconda parte del documento della Commissione, che sarà valutato dal Parlamento e dai singoli Stati nel corso del 2009, c’è la proposta di attribuire alle lavoratrici autonome il diritto al congedo di maternità retribuito nel quadro del regime di sicurezza sociale del proprio paese, con contribuzioni su base volontaria. Inoltre le donne che lavorano in un’impresa familiare, come un’azienda agricola, avrebbero diritto a beneficiare di tutte le prestazioni sociali nel caso siano vedove o divorziate.

Questo il resoconto dettagliato delle proposte (in inglese): Download work_life_balance_ue.pdf