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Luisa Todini

Luisa_todini
"Le donne sono una ricchezza per un’azienda, anche e anzi soprattutto se sono mamme". Classe 1966, di origine umbra e romana di adozione, Luisa Todini è di una semplicità e di un entusiasmo che non ti aspetti in una manager alla guida di un gruppo da circa 430 milioni di euro di fatturato, con un portafoglio ordini di oltre un miliardo di euro, la Todini Finanziaria (holding del gruppo di costruzioni fondato dal padre Franco)

D: Lei crede fermamente che le donne siano una risorsa per le imprese, una posizione ancora d’avanguardia in Italia…

R: Le donne sono più portate ad essere "multitasking" cioè a gestire diverse cose allo stesso tempo definendo le priorità e senza trascurare i dettagli. Mi capita a volte, durante un consiglio, di annotare insieme a numeri e strategie, in un angolo del foglio, anche un promemoria per la spesa al supermercato oppure per quel paio di scarpe da ginnastica che devo comprare per mia figlia. Le donne, dopo la gravidanza, spesso sono penalizzate nel nostro Paese ma io credo che sviluppino ancora di più le proprie capacità di organizzazione e self-control, anche nei momenti più difficili hanno ben presente quali sono le cose importanti e, grazie ai figli, imparano a mantenere la calma. Recenti studi e indagini, come quella del Newsweek del 2006 rivelano come sia importante – ma anche vantaggioso per l’azienda – reinserire le donne nel mondo del lavoro dopo la maternità, non più vista come un black out ma un arricchimento.

D: Un potenziale spesso inespresso anche perché mancano le infrastrutture per aiutare le donne ad organizzare la propria "doppia vita", tra casa e ufficio…..

R: Una delle cose di cui vado molto fiera è la creazione dell’asilo aziendale – spiega -. So di essere per alcuni versi una privilegiata: molte donne non possono permettersi un aiuto per gestire la famiglia oltre che il lavoro e magari per questo sono costrette a rinunciare a una delle due cose. Però vorrei che anche le istituzioni facessero di più: un modo molto efficace per aiutare chi fa la spola tra casa e luogo di lavoro è migliorare la qualità dei trasporti locali per esempio.  In questo senso sono impegnata in un progetto d’inclusione sociale definito insieme alla Caritas di Roma (per questo Luisa Todini è membro della Commissione per il Futuro di Roma Capitale, ndr). E poi vorrei che le istituzioni applicassero le normative e i bandi varati. Dell’esperienza dell’asilo aziendale mi è rimasta una vena d’amarezza perché, pur avendo vinto un bando pubblico, il finanziamento non l’abbiamo mai ricevuto. La somma investita per la sua apertura non è rilevante in sé, ma è il principio che conta e il messaggio negativo che passa.

D: Insomma, la buona volontà rischia di non bastare. Favorevole o contraria alle quote rosa?

R: Sono fermamente convinta della necessità delle quote rosa, come strumento transitorio. Nei Paesi nordici la parità di genere – per cui non si considera più una persona in base al proprio sesso ma in base al merito e alle qualifiche – è ormai un acquis ma questo è stato possibile grazie alle quote rosa. In un mondo del lavoro ideale, a cui continuo ad aspirare, la scelta di un candidato deve avvenire solo ed esclusivamente sulle competenze ma laddove questo non avviene, bisogna ricorrere a strumenti per risolvere il problema. Per esempio, quando sono scesa in politica (nelle liste di Forza Italia) c’erano ancora le quote destinate alle donne e quando ho dovuto organizzare le liste nel territorio umbro, proprio in virtù di questo "vincolo" sono andata a cercare Ada Urbani, già conosciuta ed apprezzata a livello locale. Forse se non fossi stata obbligata avrei preso i primi in "lista d’attesa", tutti uomini, invece così ho dato una chance ad una persona che ora è diventata senatrice. La ricetta è calibrare la femminilità e la determinazione in modo intelligente.