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La presenza femminile dei Cda è ferma al 2,1%?

In un documento molto interessante – il Board Women Monitor 2008 – l’associazione Pwa (Professional Women’s Association) traccia un bilancio della presenza femminile all’interno dei consigli di amministrazione delle 300 maggiori società europee. I risultati? L’ingresso nella stanza dei bottoni è "terribilmente lento" ed è fermo al 9,7% nel 2008 a livello europeo, ma ben più basso in Italia (2,1%).

Download board_women_monitor_2008.pdf 

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   Non sono quindi stati fatti grandi passi avanti dal 2004, quando la percentuale era dell’8% e su un totale di 5,146 posti nei Cda le donne ne occupano ancora solo 501. O ancora, se la dimensione media di un Consiglio è di 15 membri, tra questi solo uno avrà la gonna. Ma contribuirà da subito a portare una ventata d’aria fresca: l’età media dei membri infatti è di 58 anni mentre le donne che arrivano alla "plancia di comando" in media ne hanno 5 in meno (53). Anche se rischia di sentirsi un po’ una mosca bianca: infatti se il 72% delle compagnie in media ha almeno una dirigente donna, il numero di società che ha nel proprio Cda due o più donne si dimezza (37%).

Analizzando i dati a livello nazionale, i paesi scandinavi (Norvegia, Svezia e Finlandia) sono ancora una volta all’avanguardia – in Norvegia tutte le società  hanno nel proprio Consiglio almeno 3 o più donne –  mentre Italia e Portogallo sono ufficialmente etichettati come "ritardatari" e solo il 2,1% dei membri di un Cda da noi è al femminile. Eppure, spiega la ricerca con i numeri ma anche con l’ironia (vedi il fumetto qui sopra ) se si “rompe” la soglia critica dei tre membri non sarà più una questione di genere ma di competenze e non si noterà più se c’è una nuova donna, ma che c’è un nuovo membro.