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L’Italia “rimonta” a metà classifica nel Gender Gap report

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E’ sempre scandinava la staffetta dei Paesi che più si impegnano a ridurre le disparità di genere. Secondo il Global Gender Gap Report (Questo il sito ufficiale)– che analizza e misura quattro snodi cruciali del problema, dagli stipendi alle carriere, passando per istruzione e partecipazione politica  –nel 2008 è la Norvegia ad aver risolto quasi completamente (all’82, 39% ) i problemi di discriminazione tra uomini e donne nella vita sociale ed economica, seguita a ruota da Svezia, Finanzia e Islanda. Per trovare l’Italia, purtroppo, bisogna continuare a scorrere la lista fino alla 67esima posizione, un "piazzamento" non certo meritorio ma che migliora un poco di anno in anno (84esimi nel 2007 e 77esimi nel 2006). Tra gli altri grandi paesi europei, Germania Inghilterra e Spagna – seppur saldamente nella topo 20 – hanno perso smalto mentre la Francia continua ad essere un paese sempre più attento al potenziale femminile. Questa la lista dei primi venti
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Analizzando in dettaglio la scheda dell’Italia – dove peraltro troviamo una sintetica ed aggiornata fotografia demografica del nostro Paese – sotto la voce "partecipazione economica e pari opportunità" salta subito agli occhi come l’equità di stipendi per posizioni simili sia ancora un principio e non una realtà nel nostro Paese (siamo al 111posto su 130, ovvero nella lista nera) . Sotto la voce "istruzione" invece risulta evidente come a livello universitario le ragazze sono ormai presenti in maggior numero e con migliori risultati rispetto ai compagni di corso. Questo però non corrisponde poi a sbocchi professionali migliori, né in azienda né negli atenei: se nella scuola primaria la quasi totalità del corpo docente è femminile (96%) questa percentuale resta significativa al liceo (67%) ma si riduce ad un terzo dei docenti all’Università (solo il 34% ). Disarmante poi – ma è un male comune a un po’ tutta l’Europa – la scarsa partecipazione alla vita politica: siamo ad un quinto della strada da percorrere per una piena parità di ruoli.

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