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Lunedì a Strasburgo si parla di divario salariale

Il divario salariale tra donne e uomini – che nel settore privato arriva al 25% – sarà uno dei punti forti all’ordine del giorno dell’assemblea plenaria del Parlamento europeo che si riunirà lunedì 17 novembre a Strarburgo. La dettagliata relazione di Edit Bauer (PPE/DE, SK) all’esame dell’Aula chiede alla Commissione di presentare entro la fine del 2009 delle proposte legislative per garantire una migliore attuazione delle norme UE in materia e raccomanda da un lato di monitorare più attentamente il fenomeno e dall’altro di ampliare il mandato degli organismi di parità, inasprendo le sanzioni.

a relazione di Edit Bauer (PPE/DE, SK) sottolinea anzitutto che l’applicazione del principio di parità retributiva per lo stesso lavoro e per un lavoro di pari valore «è essenziale per conseguire la parità di genere». Ma osserva che, nell’Unione europea, le donne guadagnano in media il 15% in meno degli uomini e fino al 25% in meno nel settore privato (negli Stati membri il divario varia tra il 4% e il 25%) e che questo divario «non tende a ridursi in modo significativo». Tant’è che «una donna deve lavorare fino al 22 febbraio (ossia 418 giorni di calendario) per guadagnare quanto un uomo guadagna in un anno».

Il problema – spiega la Bauer nella sua relazione – è che la direttiva 2006/54/CE contiene una definizione di "parità retributiva" generica e per disporre di categorie più precise sarebbe invece importante definire il divario di retribuzione nei suo i molteplici aspetti (non solo quello orario lordo), comprendendo quindi i divari indiretti (benefit e bonus aziendali) e il divario del trattamento pensionistico. Inoltre, per sensibilizzare i diretti interessati e avere una reale dimensione del problema nelle imprese (quelle con almeno 20 dipendenti) sarebbe utile (la deputata lo vorrebbe rendere obbligatorio) istituire un monitoraggio regolare in materia di retribuzione e di indennità addizionali da pubblicare sotto forma di statistiche sui salari disaggregate in base al genere, compilati a livello settoriale e nazionale in ciascuno Stato membro.


I deputati chiederanno inoltre lunedì una revisione della direttiva 2006/54/ CE per rafforzare il mandato degli organismi per la parità, includendovi il sostegno e la consulenza alle vittime di discriminazioni retributive, l’elaborazione di studi indipendenti sul divario di retribuzione, nonché la pubblicazione di relazioni indipendenti e la formulazione di raccomandazioni su questo argomento. Insomma, un avvicinamento al sistema americano, dove il fattore deterrente e di controllo ha in effetti prodotto risultati misurabili. La Bauer proporrà infatti anche di rafforzare la normativa in vigore con sanzioni appropriate, dopo aver analizzato l’efficacia e gli effetti di eventuali sanzioni quali l’indennizzo o la riparazione privi di un massimale a priori o sanzioni amministrative pecuniarie (in caso di mancata notifica e consegna obbligatoria delle statistiche salariali richieste dagli ispettorati del lavoro). Ma anche l’esclusione dal beneficio di prestazioni e sovvenzioni pubbliche (anche da finanziamenti comunitari gestiti dagli Stati membri) e dalle procedure di appalti pubblici e la pubblicazione dell’elenco dei trasgressori