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Rosalba Casiraghi

Casiraghi
Molto riservata e con la passione per la meritocrazie e la trasparenza, Rosalba Casiraghi è la fondatrice di Nedcommunity, la prima associazione creata in Italia con l’obiettivo di valorizzare e sviluppare la figura dei componenti indipendenti di Cda e organi societari di controllo. Lei stessa, dopo aver fatto parte (dal ’94 al 2001) del Comitato per le privatizzazioni del Ministero del Tesoro (Comitato Draghi), è stata sindaco di Pirelli, Telecom Italia e attualmente– unica donna in Italia – membro del Consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo.

D: Donna non solo impegnata in ruoli manageriali nel mondo della finanza, ma anche membro di diversi organi societari: non si sente una mosca rara?

R: Mi è capitato spesso in effetti di ricoprire incarichi prestigiosi in posizioni in cui non c'erano donne e dove, a quanto mi risulta, non ne sono arrivate dopo di me. Non ho mai percepito il fatto di essere donna come una differenza, ma devo ammettere che non sono mancate situazioni imbarazzanti determinate dal l'essere leader in ambienti maschili. Ambienti dove una maggiore presenza femminile sarebbe molto positiva.

D: Ma di fatto non c’è, e solo 3 donne su 100 siedono nella stanza dei bottoni. Perché?

R: Di certo le competenze ci sono, donne qualificate e preparate ne esistono basta volerle trovare. La resistenza iniziale è fortissima, ma superati i primi ostacoli le donne ammesse ai vertici delle società vengono apprezzate e svolgono spesso un prezioso ruolo di mediazione, di umile e costante impegno. Per un'equilibrata partecipazione nei Cda delle società quotate italiane, mancano le basi: la mia generazione ha perso un'occasione; ma per fortuna la mentalità sta cambiando. È una questione culturale e non credo si debba agire per imposizione, bensì sforzarsi di fare lobby, continuare a prepararsi, incentivare azioni da parte dei vertici aziendali, affinché portino avanti le donne. Ci vorrà ancora tempo.

D: Niente quote rosa, quindi. Ma ammette però che ci sia bisogno di un aiuto temporaneo, un’"azione positiva" – come la chiama Abravanel – per rompere quel tetto del 3% . Quali sono stati i punti salienti toccati nell’incontro con Capuano per esplorae il progetto "norvegese" anche in Italia (quota minima di donne nei Cda delle società quotate)?

R: Abbiamo  puntato soprattutto su un argomento che non riguarda le donne, ma la corporate  governance. Le donne, proprio perché finora lontane dai vertici e dalle fitta rete di relazioni che controlla le società, possono garantire una maggior indipendenza di giudizio ed apportare un concreto contributo al governo societario,  per molti motivi, non ultimo l’entusiasmo che accompagnerebbe l’incarico, ma anche per nuove ed innovative competenze ed il rigore a cui siamo consuete.

 

  • anziana |

    non verrò certo mai cooptata in alcun CDA, ma questo è ciò che mi sta accadendo:
    per partecipare alla selezione la Banca richiedeva oltre alla laurea, un titolo di studio post lauream, ma successivamente all’assunzione, il mio titolo post-lauream non è stato recepito nel sistema informatico della Banca che, forse per un disguido, mi ha sempre annoverata come semplice laureata.

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