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Piccolo scoop, grande silenzio

C’ è allo studio un progetto per valorizzare meglio anche in Italia le donne nei consigli di amministrazione delle società quotate. Certo non è “radicale” come quello norvegese – dove il tetto minino è del 44,6%, pena la chiusura della società stessa – ma prevede comunque che nel codice di autodisciplina delle aziende quotate in Borsa (attualmente in fase di revisione, ndr) sia introdotto il principio “almeno due”. Ovvero che nella stanza dei bottoni siedano almeno due donne. Per ora nessuno ne ha parlato: disinformazione o disinteresse?

"Il soffitto di vetro nei Cda italiani per le donne è il peggiore in assoluto – spiega Roger Abravanel,ex McKinsey e ora consigliere di amministrazione di varie aziende e advisor di fondi Private Equity, nonché autore di “Meritocrazia” (2008, edito da Garzanti) – e ridurlo è interesse delle imprese, non delle donne, perché abbondanti ricerche dimostrano che imprese con leadership anche femminile crescono e guadagnano di più”.

Così proprio in questi giorni, insieme a Rosalba Casiraghi, ha incontrato Massimo Capuano di Borsa Italiana che ha dato la sua disponibilità a discutere la proposta all’interno del gruppo di lavoro già all’opera. Quanto ai timori di “distorcere” o forzare le nomine – di fatto di introdurre delle quote rosa – Abravanel spiega che “molte donne italiane eccellenti si sono opposte alla proposta perché non amano l'idea di avere una "spintarella" per progredire”. Ma, precisa anche, qui si tratta di un’azione positiva mirata e temporanea “per vincere le barriere culturali che oggi rendono impossibile aumentare quel misero 3 per cento di donne presenti nei CdA delle imprese italiane quotate”. Quanto poi all’impossibilità di trovare persone qualificate – e al rischio di riempire le quote riservate non sulla base del merito ma del genere – tiene a chiarire che “le donne istruite e qualificate esistono, basta volerle. Io stesso ne ho in mente una cinquantina molto meritevoli e altamente qualificate alle quali si potrebbe dare una chance che non sarebbe sprecata”.