Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Ho bisogno di voi! Ditemi cosa ne pensate

E’ davvero possibile conciliare lavoro e famiglia? Più vado avanti e meno ne sono certa. Gli esempi dei Paesi nordici sono incoraggianti, ma la realtà italiana è ben diversa. Per riuscire a non “mollare” diventiamo delle vere e proprie equilibriste, e spesso nostro malgrado uno dei due ruoli – mamma e professionista – non lo “interpretiamo” al massimo delle nostre potenzialità.

O forse crediamo di non farlo, perché pur mettendocela tutta,  in ufficio nella migliore delle ipotesi manteniamo lo stesso ruolo “di prima” (come se il fatto di essere diventate mamme fosse di per sé un handicap lavorativo!) e in ogni caso sono rari gli scatti di carriera. Siamo più pigre o meno preparate delle mamme manager del Nord Europa? O siamo solo più rassegnate? Perché non proviamo più la voglia di provare a cambiare le cose?

Se anche vi manca lo spirito battagliero,  spendete un minuto per dirmi cosa ne pensate con un post.

Nb: i commenti già presenti si riferiscono ad una precedente versione di questo post, dove avevo lanciato un sondaggio vero e proprio. Ma sono stata aggredita e redarguita per questa idea. Non condivido chiaramente i modi, ma nel merito mi hanno aiutata a riflettere e a lasciare più amplio spazio al dibattito. Fermo restando che  (dopo una serata di ricerche in rete) di blog con sondaggi ne ho trovati tanti e che a me piace l’idea di un sondaggio alla “casalinga di Voghera”  perciò per i più cocciuti, potete votare a questo indirizzo

  • Maria |

    Ciao Anna,
    secondo me bisogna unirsi per ottenere condizioni che nel resto dell’europa sono già state ampiamente superate per agevolare le mamme che lavorano.
    Non ho parole per come alcune professioniste valide, che danno tutto e di piu’ nell’ambito lavorativo, diventino come trasparenti da un certo punto in poi.
    Con un gruppo di professioniste mamme(in carriera o meno, boh? 🙂 ) ci siamo rese conto che si parla molto dei problemi delle mamme lavoratrici, ma che di iniziative concrete ce ne sono pochissime.
    Abbiamo quindi preso contatti di diversi tipi ed anche con associazioni simili US e creato la Working Mothers Italy (.com ed associazione) per raggiungere tutte insieme sia obiettivi di breve termine, per la sopravvivenza quotidiana e lo sviluppo professionale, sia di medio-lungo termine per cercare di cambiare aspetti economici/professionali/”politici” in concreto.
    Che ne pensi?
    Spero proprio che questa iniziativa coinvolga il maggior numero di mamme possibile per capire sempre meglio quali possono essere le iniziative da sviluppare e per raggiungere una rappresentanza che possa “farsi sentire”.
    maria

  • Chiara |

    Credo sia proprio centrale oggi parlare di questione femminile nel lavoro. Aldila’ del fatto che l’Italia e’ un paese arretrato per quanto riguarda il sostegno alle famiglie, aldila’ del fatto che aprire un asilo aziendale oggi sembra un miracolo (ma lo sapete che 30 anni fa il ministero dei Trasporti aveva un asilo aziendale all’avanguardia in Europa, veniveno a visitarlo per prenderlo ad esempio… poi?), aldila’ di dati e statistiche c’e’ un problema che riguarda la pressione enorme a cui siamo sottoposte. Dobbiamo essere super-mamme, super-mogli, super-amanti, super-lavoratrici, eccellendo in tutti i campi. Tendenzialmente da sole. Senza una rete di sostegno non e’ possibile secondo me, e le discussioni a livello politico mi sembrano ancora indietro di anni luce… Parliamone, confrontiamoci, troviamo un modo…
    Chiara
    p.s. Francamente quella sul sondaggio a risposta chiusa/aperta (!) mi pare una polemica inutile e dai toni a dir poco fuori luogo… Perche’ accanirsi su una questione di forma quando qui si parla di sostanza? Mah… sono perplessa dai toni di questi commenti…

  • maria rita meucci |

    Ciao
    anch’io sono fondamentalmente d’accordo con Rosanna. Che senso avrebbe il blog se tutto fosse circoscritto in tre possibili risposte? Il blog è vivo, deve dare la possibilità di esprimersi a tutti. Deve essere l’abilità del blogger a suscitare i commenti e gli interventi anche brutti commenti e anche cattivi interventi. Deve essere una voce, non la risposta ad un quiz

  • Arnald |

    Ciao,
    diciamo che mi trovo d’accordo con Rosanna sulla questione sondaggi. Chiaramente hanno una loro utilità, ma non su un blog in cui l’opinione non può essere per sua natura una domanda a risposta chiusa. In quel senso ci sono veri e propri sondaggi (appunto) nel quale alla fine delle varie possibilità deve essere necessariamente messa la voce “non so” o “nessuna di queste risposte”. Senza contare che conoscere la risposta chiusa di un utente non ti aiuterebbe molto nel conoscere il suo reale stato d’animo proprio perché gi hai suggerito le rispsote attraverso la tua esperienza e sensibilità. Guarda uno come Grillo per esempio. Ogni volta che mette un nuovo post sul suo blog riceve qualcosa come 1500 commenti. Ciò nonostante, non ci prova nemmeno a mettere risposte chiuse via sondaggio per il semplice fatto che oltretutto “ammazzerebbero” polemiche, litigi e opinioni che alla fine dei fatti fanno la fortuna del suo sito. Non ti pare? – Arnald

  • rosanna santonocito |

    altra lezione, stavolta di etica blogger: nei blog non si interviene MAI sui commenti, quando lo si fa si chiede il permesso di chi scrive…qui siamo all’etica minima della blogosfera, non te l’ha detto nessuno? non avevi mai frequentato i blog degli altri prima di averne uno? Quanto hai da imparare!!!! Chissà che la solidarietà non stia nell’insegnare le cose…Intanto complimenti, questa è la prima volta che hai due commenti di seguito
    Rosanna Santonocito

  Post Precedente
Post Successivo