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L’Alta corte francese denuncia gli stereotipi di genere nei testi scolastici?

Un richiamo formale a Governo ed editori perché non siano più presenti nei testi scolastici stereotipi associati a dei criteri di discriminazione. La sensibilità francese per le problematiche di genere arriva anche a questo – soprattutto a questo, visto che sui libri si forma la società del futuro – grazie all’attività dell’Alta corte per la lotta contro la discriminazione e per l’uguaglianza (questo il sito della Halde ).

Questo organismo pubblico,  fondato 4 anni fa, si occupa in senso lato della discriminazione – intendendo quella etnica, quella di genere e quella legata ad handicap- partecipando da un lato  all’attività legislativa in materia (avvisi e raccomandazioni) e esercitando dall’altro un vero e proprio potere istruttorio in tutte le pratiche di discriminazione, sia su richiesta della parte lesa sia su sua propria iniziativa.  A fine ottobre la Corte ha completato uno studio sulla presenza degli stereotipi di genere nei testi scolastici, analizzando sia come il tema dell’uguaglianza e della discriminazione è trattato nei testi di educazione civica sia la presenza – nell’insieme dei libri scolastici – di stereotipi associati a dei criteri di discriminazione. E, manco a dirlo, ne emerge che gli uomini sono più presenti e raffigurati in posizioni di maggior potere e prestigio rispetto alle donne (nel campione analizzato c’erano per esempio 1046 professionisti uomini citati a vario titolo contro sole 341 donne) e che queste ultime vengono invece descritte per la maggior parte in ruoli domestici.  Un’ingenua disattenzione? No, ha ammonito quest’anno l’Uneso, si tratta di una pericolosa inerzia del sistema scolastico ma anche editoriale che, non tenendo conto dei cambiamenti socio-culturali degli ultimi cinquant’anni, rischia di perpetuare modelli ormai inadeguati alla realtà attuale.  

L’anno scorso le richieste di intervento indirizzate alla Corte sono state più di 6mila (+53% rispetto ad un anno prima) e sono state prese 600 decisioni, che in più di due terzi dei casi sono state seguite da azioni concrete.  Più della metà riguardavano comportamenti scorretti sul posto di lavoro.  Tra le azioni più recenti e innovative (almeno per noi) c’è anche un sondaggio tra le grandi imprese (251) alle quali è stato chiesto quali azioni avessero intrapreso per garantire la parità di trattamento tra i dipendenti: la maggioranza assoluta (85%) ha firmato un accordo scritto d’impegno in questo senso e più della metà (63%) hanno intrapreso azioni positive.  Le categorie più “a rischio” discriminazione,  a detta del campione, sono donne e andicappati.

Interessante vedere che, mentre nei vari Paesi europei ci sono entità pubbliche dedicate alle discriminazioni di genere (questa la lista fornita dalla Ue) , in Italia l’unico che c’è è dedicato alle discriminazioni razziali (all’interno del Ministero delle Pari Opportunità e non come organo autonomo)