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Banca delle ore e supporto alla conciliazione

Rifacendomi ancora una volta al premio FamigliaLavoro – è quasi un obbligo visto che le aziende che favoriscono la conciliazione dei tempi sono poche e ancora meno quelle che fanno “outing” e parlano volentieri della loro esperienza – è interessante fare qualche considerazione su questo campione di imprese lombarde quanto agli strumenti concreti introdotti nell’organizzazione del lavoro. La grande maggioranza dei dipendenti di queste società lavora a tempo pieno (l’87,1%) e le forme flessibili di lavoro sono “scarsamente consolidate”,  per stessa ammissione degli organizzatori del premio. L’unica forma di flessibilità collaudata è, attualmente, quella giornaliera (72,7%) mentre  Job Sharing (lavoro ripartito tra due persone che si spartiscono un tempo pieno,  solo nel 3% dei casi), part-time (12,9%) e Telelavoro (18,2%) sono ancora una realtà molto marginale.  Trattandosi di best practice – delle aziende più “evolute” da questo punto di vista – mi aspettavo una diffusione maggiore di questo strumento, ma è comunque importante sapere che ci sono diversi casi. E formule innovative che hanno preso piede, come il sistema di banca delle ore, adottato da un’azienda su due tra quelle analizzate (Istituto contrattuale inserito in vari CCNL, che consiste nella possibilità di accantonare, su un conto individuale, un certo numero di ore prestate in eccedenza rispetto al normale orario di lavoro. È quindi possibile, entro un periodo di tempo concordato, attingere al proprio conto di ore prestate, per godere di rimborsi compensativi).

Mi colpisce invece che la maggioranza assoluta del campione (66,7%) non preveda un sostegno costante al lavoro decentralizzato: anche se ormai la maggior parte dei ruoli e delle attività è nel terziario (cioè servizi) – e quindi non c’è l’esigenza della presenza fisica in azienda – l’idea di poter lavorare da casa o in maniera decentralizzata stenta davvero ad affermarsi. Deve essere una questione culturale, che mi riprometto di approfondire in un altro post.

Quando si passa a forme ad hoc per venire specificatamente incontro alle madri – che si fanno carico della maggior parte degli oneri famigliari dentro e fuori le mura domestiche – sul lavoro, le percentuali si assottigliano. Quasi la metà del campione di aziende considerato prevede flessibilità o riduzioni di orario per genitori con figli piccoli (42,4%)  e un quarto di queste  prevede forme di congedo di maternità prolungato o con modalità estensive rispetto alla normativa (24,2%). La maggior parte delle aziende non offre servizi ad hoc per sopperire ad alcune incombenze familiari (60,6%) ma mi piace pensare che invece l’altro 40% lo fa.

Dulcis in fundo, molto positivo che il  42,4% delle aziende preveda nel suo organico una persona di supporto alle esigenze di conciliazione. E nella stragrande maggioranza dei casi (78,8%) c’è l’ Inclusione della conciliazione tra i temi delle riunioni periodiche di coordinamento e un politica aziendale che prevede l’impegno dei manager alla valorizzazione della famiglia.

Qui trovate il file diffuso in occasione del premio: Scarica Premio lavorofamiglia casi aziendali