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…5581 donne neo-mamme in Lombardia hanno “mollato” ?!

Sono i dati (relativi al 2007) dell’ispettorato regionale del lavoro in Lombardia, che nel documento “notizie di carattere generale sull’andamento dell’occupazione femminile in Lombardia e sulle dimissioni delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri” , firmato dal Direttore Antonio Marcianò traccia un quadro molto dettagliato della situazione.

Il primo dato che sorprende è quel  +21%  rispetto al 2006, in controtendenza rispetto “al trend di costante calo negli ultimo quattro anni”: nonostante l’attenzione – almeno a parole – per le politiche di conciliazione dei tempi e di sostegno all’occupazione femminile, un maggior numero di donne ha lasciato il lavoro nel 2007 e “resta ancora diffuso tra le lavoratrici il ricorso alle dimissioni dopo la nascita di un figlio, maggiormente incidente dopo il secondo, soprattutto se si considera che le motivazioni addotte riguardano nel 70% dei casi lavoratrici che rinunciano al proprio posto esclusivamente per esigenze relative alla necessità di accudire la prole”. Il secondo dato che sorprende è che proprio nelle grandi città – dove le infrastrutture dovrebbero essere maggiormente disponibili ed efficienti – c’è il tasso maggiore di abbandono: solo a Milano sono un terzo del totale (1915).

Il terzo dato che amareggia più che sorprendere è che la quasi totalità (90%) delle lavoratrici ha indicato la mancata concessione di flessibilità di orati (come part-time) come motivo per abbandonare il lavoro.  Il rapporto della Direzione regionale del lavoro ( Ministero del Lavoro e della previdenza sociale) conclude che “tutti questi elementi confermano come, ancora oggi, risulti  difficile essere madre e nello stesso tempo lavoratrice subordinata.  Infatti nello stesso anno nessun padre ha presentato le dimissioni.