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“Occorre un piano per la conciliazione” . Lo stiamo aspettando!

Una settimana fa, durante l'audizione in Commissione Affari costituzionali della Camera, il Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna ha ribadito che «occorre lanciare un piano generale per la conciliazione tra vita professionale e familiare per le donne». Noi lo sappiamo e  chi l’ha votata ha riposto in lei le speranze perché lo faccia.

Il Ministro ha illustrato alcune delle iniziative allo studio del governo per migliorare i tempi di lavoro e di cura per le donne lavoratrici, ora «all'esame di un tavolo tecnico formato dalle amministrazioni interessate, tra le quali, in prima fila, il Ministero per le Pari Opportunità». Fra queste, il ricorso a una maggiore flessibilità dell'organizzazione del lavoro e una più efficiente rete di servizi per l'infanzia. «Vale la pena ricordare che in Italia – ha sottolineato Carfagna – come in altri Paesi più aumenta il tasso di occupazione femminile, più aumenta il tasso di natalità». A questo proposito il Ministro ha detto di guardare all'esperienza francese come modello a cui ispirarsi, dal momento che «ha permesso di elevare l'occupazione femminile e la natalità del Paese agevolando nuove forme di asili nido, baby sitter a domicilio e potenziando il part-time». Quanto alla tutela delle lavoratrici madri e all'abrogazione della legge 188/07, Carfagna ha detto che il governo sta lavorando a un «programma organico di semplificazione e deregolamentazione del lavoro, senza abbassare il livello di tutela del lavoratore e della lavoratrice, rivolto a liberare sia l'impresa sia il prestatore d'opera da adempimenti burocratici e formali e per facilitare l'occupazione riducendone i costi indiretti». L'obiettivo è quello di «raggiungere il 60% dell'occupazione femminile fissato dalla Strategia di Lisbona».

A proposito della presenza delle donne nella vita pubblica e nei ruoli istituzionali, infine, il Ministro si è detta contraria alle quote rosa: “che ritengo umilianti e offensive: sono convinta – ha spiegato – che le quote rosa sminuiscano le donne e non riconoscano le loro prerogative».