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Obblighi di legge o misure concrete?

Abbiamo parlato questa mattina della legge 53/200 che dovrebbe favorire la conciliazione dei tempi in azienda. Io non sono personalmente convinta, ma sarei felice di confrontarmi con voi su questo, che quella normativa – che introduce nuovi obblighi di legge  – sia la strada migliore per cambiare la mentalità dei singoli, dipendenti ed imprenditori, sul tema delle pari opportunità. Un breve e sommario test che ho fatto a titolo personale tra alcuni imprenditori nella provincia di Bergamo mi ha svelato che pochi conoscono questa legge e – anche una volta illustrata – non è considerata come uno strumento determinante per introdurre o sviluppare politiche di genere aziendali. Perché? Non solo, credo, perché a Bergamo prevale lo spirito "del fare" concreto e prammatico ma anche perché é una proceduta troppo complicata, lunga e dagli esiti incerti. E quindi é meglio "fare da sé": ci sono diverse realtà locali dove il part-time è stato introdotto più di 30 anni fa e che, senza troppa pubblicità, ha anche più della metà dei dipendenti con turni e orari flessibili di lavoro. E tra quelle che invece stanno facendo fronte ora al problema del lavoro femminile – come non perdere una professionalità dopo la maternità, per esempio – c'è unanimità sugli strumenti che sarebbero utili: sgravi fiscali in termini di contributi sociali per esempio. Insomma, non regole ma misure concrete. Forse più costose, sul breve termine, ma probabilmente anche più efficaci.
Cosa ne pensate?