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Anna Sarfatti

Anna Sarfatti
  Per le bambine che vogliono diventare grandi donne e che non si accontentano di diventare solo donne grandi. Dopo il successo di "La Costituzione raccontata ai bambini", la coppia Anna Sarfatti e Serena Riglietti, autrice e illustratrice, ci offre una raccolta di filastrocche sui possibili mestieri delle donne, i più assurdi, fantastici, divertenti e improbabili ("Quante, tante donne"). Che propongono, senza alcuna pedanteria pedagogica, a tutti i bambini di riflettere su quello che vogliono fare da grandi. L’autrice Anna Sarfatti è nata e vive a Firenze dove insegna nella scuola primaria (dopo un lungo periodo nella scuola dell’infanzia) e scrive per i bambini. Il “per” qui assume tutto il suo significato perché Anna  sa ascoltare i bambini e capire la loro lingua, e cerca di illustrargli con le loro stesse parole il loro futuro nel mondo dei grandi.  (Foto: Festivaletteratura).

D: Parlando con loro noti ancora degli "stereotipi" o dei modelli di genere così ben definiti e rigidi tra maschi e femmine? Hai avuto modo di notare, negli anni, un cambiamento, anche se appena accennato?

R: Gli stereotipi esistono, eccome! Sono rimasta senza parole quando mi sono accorta che una bambina veniva presa in giro per uno zaino con il disegno di  Spiderman e un bambino per un giubbotto color lilla! Lo stesso è accaduto  alle bambine che giocano a calcio o a un bambino che fa danza… In questi
casi si è trattato di "prese in giro", che non hanno impedito però alle bambine di giocare a pallone con i maschi durante la ricreazione. E' come se la risposta immediata fosse condizionata dallo stereotipo, successivamente può prevalere il buon senso. E' vero che pian piano le cose cambiano, e si vedono padri cambiare i pannolini o portare fuori i piccoli in passeggino; però a scuola, al colloquio con noi insegnanti, i padri si vedono il primo e l'ultimo giorno di scuola (i momenti ufficiali); il resto, la "manovalanza quotidiana", faticosa e a volte poco gratificante, tocca alle madri.

D: Cosa vorresti insegnare con queste favole ai piccoli?

R: Insegnare? Preferisco suggerire. Che si può crescere ad occhi chiusi, lasciandosi portare dalla corrente e si può invece crescere ad occhi aperti, indirizzando – almeno in parte – il proprio percorso. Vorrei che le bambine, tutte, non rinunciassero ad aprire gli occhi per guardarsi bene intorno. Già
tante donne hanno tracciato sentieri luminosi…

D: Statistiche alla mano,  sembra che – ancor prima di conciliazione tra famiglia e lavoro – bisogni spiegare alle donne che hanno il diritto di aspirare ad una carriera e ad un'affermazione professionale. Sono convinta che si tratti di educazione – sia per loro, sia per i maschietti – e tu cosa ne pensi?

R: Quando incontro le classi, ascolto quello che dicono bambini e bambine sul loro futuro. Molte bambine hanno in mente lavori interessanti come il medico, l'avvocato, la scienziata, la scrittrice, la stilista. Molte di loro hanno comunque in mente un'attività che risponde ai loro interessi. Nessuna o quasi accetta invece di pensarsi deputata, o ministra o presidentessa della repubblica.  Quando indago sul motivo di questo rifiuto c'è chi dice che non ha coraggio, chi non vuole tutte quelle responsabilità, chi detesta
troppa visibilità, chi rivendica tempo per sè e per i suoi familiari. Mentre tra i bambini c'è sempre qualcuno pronto ad occupare uno di quei posti. Recentemente più di un bambino mi ha detto che vorrebbe diventare Obama! Io cerco di spiegare che molte ingiustizie e violenze che riguardano le donne nella nostra società hanno a che fare con la mancanza di donne nei posti direttivi. Oggi che abbiamo il voto e pari diritti sulla carta, abbiamo bisogno di assicurare che vengano rispettati. Al termine dei nostri incontri
qualche bambina si avvicina e mi dice che ha capito. Una, giorni fa, ha detto: "Ho cambiato idea, forse farò il sindaco della mia città!". Credo che educare significhi prima di tutto parlare, collegare elementi letti separatamente, evidenziare la necessità di governare il paese insieme, uomini e donne, per garantire l'effettivo rispetto di ogni persona, uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione.