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…l’Isfol ha misurato la disparità salariale?

In questo interessante documento l’Isfol quantifica la componente discriminatoria del differenziale di stipendio tra uomini e donne, che a tutt’oggi a parità di qualifica è in media del 15% (ma con punte del 30% nel settore privato) in Europa. Gli autori analizzando le diverse variabili con un modello matematico, cercando di “depurarlo” da elementi personali come la scelta discrezionale di lavorare e la preferenza del tipo di lavoro in base alle proprie esigenze private. Il risultato? Il così detto “tetto di vetro” esiste ed è misurabile: la discriminazione salariale per le donne con laurea è del 12,1%.

Lo studio illustra che questa discriminazione salariale diminuisce all’aumentare del titolo di studio fino alle donne con diploma di scuola secondaria superiore ma nel gruppo delle donne con titolo di studio universitario risale fino al 12,1%. Poiché gli individui con elevati livelli di capitale umano sono quelli con maggiore probabilità di ottenere professioni “elevate” in termini di mansioni e responsabilità – si leggge –  questo risultato indica l’esistenza di una forte componente discriminatoria nei confronti delle donne anche nell’accesso alle posizioni elevate di carriera. Si verifica, quindi, anche il cosiddetto fenomeno del "soffitto di vetro", ovvero la possibilità di "vedere" posizioni alte di carriera senza potervi concretamente
accedere: generalmente le donne, oltre un determinato livello di carriera non possono andare.

Peraltro, anche quando la donna riesce a raggiungere un livello quadro-dirigenziale, si registra una
componente discriminatoria nella retribuzione che a questo quadro/dirigente viene corrisposta.
Inoltre dal lavoro emerge che che le donne presenti sul mercato del lavoro risultano avere una produttività mediamente maggiore rispetto agli uomini, ma vengono comunque retribuite meno degli uomini. Questo dovrebbe portare i datori di lavoro a preferire l’assunzione di personale femminile. In realtà il tasso di disoccupazione femminile è storicamente più elevato rispetto a quello maschile. Questo indica l’esistenza di un’ulteriore discriminazione che opera nei confronti delle donne anche al momento dell’assunzione, verosimilmente dovuta a una valutazione che i datori di lavoro fanno sul rischio che le donne possano dedicarsi in maniera meno esclusiva al lavoro svolto rispetto agli uomini, probabilmente a causa dagli impegni derivanti dalla gestione della cassa e dalla cura dei figli.

Scarica Isfol differenza salariale e lavori tipicamente femminili