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La flessibilità è un costo?

Interrogandomi sul perché è così difficile ottenere forme di lavoro flessibili all’interno dell’azienda dove uno ha già lavorato  – e probabilmente dimostrato quanto vale – ho chiesto un parere ad alcuni miei amici avvocati del lavoro per capire se ci sono “deterrenti” di natura giuridica o fiscale.

Uno in particolare mi ha risposto, in tipico stile “forense” che “ ad oggi non pare possa condividersi l'asserzione secondo cui la trasformazione del rapporto di lavoro da full-time a part-time sia ostacolata dal maggior costo di quest'ultimo – in termini contributivi e fiscali – rispetto la lavoro a  tempo pieno. Infatti, se ciò rispecchiava la realtà determinata dal combinato disposto della Legge n. 834 del 1978 – che introduceva il limite del minimale retributivo giornaliero – e della Legge n. 389 del 1989 – che sanciva l'impossibilità di assumere quale base di calcolo della contribuzione retribuzioni inferiori rispetto a quelle stabilite dalle leggi, regolamenti o contratti collettivi – oggi vige un regime perequativo che ha ridotto, se non addirittura azzerato, le differenze di costo”. In sostanza con l'art. 5, del Decreto Legge, del 30 ottobre 1984, n. 726, (convertito in Legge 19 dicembre 1984, n. 863) è stato introdotto il frazionamento su base oraria del minimale giornaliero che ha consentito di riallineare il costo del lavoro afferente a tale tipologia contrattuale su livelli rapportabili a quelli dei contratti a tempo pieno. Con l'art. 9, comma 1, del D. Lgs. n. 61 del 2000 inoltre è stato indicato il calcolo per il pagamento dei contributi in caso di lavoro flessibile.

Dunque in base alla normativa vigente l’azienda che concede ad un lavoratore di passare dal tempo pieno al tempo parziale riduce in maniera proporzionale e conseguente il pagamento dei contributi, riducendoli in eguale misura. Ma c’è di più: gli sgravi fiscali introdotti a partire dal cosiddetto Pacchetto Treu per particolari tipologie di contratti a tempo parziale (quali ad esempio quelli per il sostegno del lavoro femminile).