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Inseguendo Bruxelles

Prima di Natale la Commissione europea aveva richiamato – con un avviso motivato – sei Paesi, tra i quali l’Italia, alla corretta applicazione della normativa dell'UE che proibisce la discriminazione nell'accesso al lavoro e nell'occupazione a motivo del sesso (direttiva 2002/73/CE). Ma se anche ci adegueremo in tempi brevi a questa direttiva, ne resta un'altra più importante ancora da recepire nel nostro Paese, la 2006/54. Interpellato, il Ministero per le Pari opportunità mi ha fatto sapere che sarà recepito entro agosto di quest'anno.

Nella "tirata d'orecchie" di dicembre tra i principali problemi riscontrati c’erano allora le definizioni di discriminazione diretta e indiretta, il diritto delle donne a un congedo di maternità e il funzionamento degli organismi preposti ad assicurare la parità. Il Governo è al lavoro per adeguarsi alla normativa comunitaria. Fin qui nulla di nuovo, se nonché interpellando un professore ed un giurista esperti in materia ho scoperto che ce un’altra direttiva –più amplia ed articolata, sempre in materia di pari opportunità- che da noi è ancora rimasta lettera morta, nonostante un primo via libera all’inizio dell’anno scorso (Direttiva 2006/54/CE relativa al principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego). Il Ministero per le Pari opportunità con molta precisione e solerzia (ne approfitto per dare un caloroso saluto al nuovo portavoce del Ministro, Paolo Emilio Russo, all’addetto stampa Luigi di Gennaro e a tutto il team) ha confermato che effettivamente la direttiva non è ancora stata recepita ma la traslazione sarà fatta, in collaborazione con il Ministero del Lavoro, entro agosto di quest’anno.

Questo provvedimento permetterebbe di allargare la nozione di discriminazione e ampliare i divieti estendendoli ai criteri di selezione, alle condizioni di assunzione, promozione e riqualificazione professionale. Punto fermo della disciplina targata Ue è infatti il divieto di discriminazione retributiva, che concerne tutti gli aspetti della paga, e il nuovo ruolo Comitato nazionale per l'attuazione della parità, che puo’  svolgere, tra l'altro, inchieste indipendenti e pubblicare relazioni sul tema. In sede giudiziaria – quando la direttiva sarà recepita – potranno essere fatte valere anche condotte «atipiche» di disuguaglianza, potranno entrare associazioni e organizzazioni rappresentative del diritto leso e le pene saranno aumentate. Al rientro dopo la maternità/paternità maturerà il diritto a beneficiare dei miglioramenti delle condizioni che sarebbero spettati al lavoratore durante l'assenza; inoltre i genitori potranno fruire di congedi parentali su base oraria. Insomma, a livello normativo sarebbe un grande passo avanti.

Questa la direttiva per intero: Scarica Direttiva_2006_54_CE

  • Johann Rossi Mason |

    Ciao, ci siamo conosciute a Ginevra, ricordi vero? Non ci siamo scambiate i recapiti ma vorrei contattarti e invitarti alla presentazione di un libro. Mi puoi scrivere all’indirizzo mail che ti appare? Grazie
    Jo

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