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Donne e lavoro atipico

In Italia l’unico mezzo di conciliazione – ancorché poco diffuso – resta il part-time o la precarietà, ma in entrambi i casi la donna viene “relegata all’interno di circuiti chiusi” si legge nel terzo rapporto Ires, ora disponibile in versione integrale.   Lo studio infatti documenta una crescita molto sostenuta dell’occupazione femminile – passata dal 35% dell’occupazione totale nel 1993 al 39% nel 2006 , contribuendo per più di due terzi (76%) alle dinamiche del mercato del lavoro.  Ma “Il processo di femminilizzazione del mercato del lavoro – si legge nel documento – è stato guidato dall’impiego part-time, che ha interessato una quota crescente di donne occupate (il 21% nel 1993, il 26,5% nel 2006) e nel periodo considerato ha caratterizzato più della metà della nuova occupazione femminile”. Ovvero si sta affermando anche in Italia il modello lavoro-famiglia basato prevalentemente sul part-time della madre, “quale strumento di conciliazione in assenza di servizi di sostegno adeguato alla famiglia” . Nel complesso quindi , le dinamiche in atto mostrano che le nuove opportunità occupazionali legate alla flessibilità comportano, per le donne, un aumento del rischio di essere relegate all’interno di circuiti chiusi, con poche certezze e scarse prospettive di carriera, in contesti professionali di basso profilo, che rafforzano di fatto la dipendenza dal partner e impediscono il superamento del modello basato sul maschio lavoratore capofamiglia.

Questo il documento integrale: Scarica Ires rapporto 2008