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Politica famigliare-lavoro femminile

Quanto le leggi sul congedo parentale, le politiche famigliari, i sussidi per l’infanzia, i bonus, il trattamento sanitario dei neo-nati influiscono sull’occupazione femminile? Se lo sono chiesti quattro autori (Wen-Jui Han, Christopher Ruhm, Jane Waldfogel e Elizabeth Washbrook) in uno studio appena pubblicato dall’Istituto per lo studio del mercato del lavoro di Bonn (IZA DP No. 3937), provando a misurare in termini matematici il rapporto tra misure ad hoc e propensione delle neo-mamme di tornare al lavoro negli Stati Uniti. Anche se la realtà al di la dell’oceano è molto diversa, l’esercizio è interessante e forse potrebbe fornire spunti anche per l’Europa.

IZA Public Policies and Women's Employment after.pdf
Riassumendo in breve, un più corto periodo di maternità, insieme ad un piani di sovvenzioni in base al reddito famigliare e a permessi per seguire il figlio (o in alternativa offerta di strutture adeguate come asili nido in zona) hanno un impatto positivo sulla decisione di ritornare al lavoro. In base al campione analizzato, una donna su tre (28%) ha lavorato già nelle prime 12 settimane – tre mesi – dalla nascita del bambino, mentre una netta maggioranza (circa 60%) ha ripreso un’attività professionale entro il nono mese di vita del bèbè. Qui di fianco la tabella che misura  l’impatto in termini percentuali  e qui sotto il documento completo (in inglese).

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