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Tante infermiere, poche dottoresse

Molte in corsia, poche in dirigenza. Questa la fotografia che si sta delineando nel dibattito aperto dal Ministero per la salute “La voce alle donne della sanità” attivo a partire da oggi fino al 10 aprile prossimo su www.ministerosalute.it.  Il Forum è un luogo di discussione dove le donne della sanità possono portare le proprie esperienze e proposte e stabilire un filo diretto con il Ministero, mentre una vera e propria indagine conoscitiva sulla presenza femminile nel servizio sanitario nazionale è in fase preparatoria e i risultati saranno presentati in occasione della I Conferenza nazionale “Ssn: un sistema sempre più al femminile” che si terrà prima dell’estate a Roma.

Il punto di partenza della riflessione del Ministero sono i dati sulla dirigenza del SSN che fotografano una situazione con molte donne in corsia e poche nelle stanze dei bottoni.  "E’ una tendenza cronica a giudicare dai dati del Conto annuale della Ragioneria dello Stato relativi agli anni 2005-2007 e dell’Ufficio di statistica del Ministero del lavoro, della salute e delle Politiche sociali – Settore Salute.
Le sproporzioni più rilevanti riguardano in generale proprio l’accesso alla professione medica e specificatamente i vertici dei ruoli sanitari" si legge nel comuniato del Ministero.

Nel Servizio Sanitario Nazionale infatti la presenza femminile è la maggioranza, intorno al 60 per cento circa, ma  nella distribuzione dei ruoli le donne costituiscono, in base ai dati del 2007, il 33 per cento dei medici (erano il 30 per cento nel 2005) che lavorano nel SSN mentre superano il 73 per cento del personale infermieristico.

A fronte quindi di un medico donna ogni tre, soltanto una donna su dieci occupa un posto di dirigente medico di struttura complessa, cioè l’ex primario. Nel 2007 infatti su un totale di  9638 “primari” le donne sono 1184 con una percentuale sostanzialmente stabile nel corso del triennio 2005-2007 pari circa all’11-12 per cento.  E la stessa proporzione di circa uno a dieci si rileva nell’ambito dei manager delle aziende sanitarie dove  nel 2007 i direttori generali sono complessivamente 941 di cui 132 donne, cioè il 14 per cento (erano 133 nel 2006 e 113 nel 2005).

Va meglio nelle posizioni dirigenziali intermedie, per esempio nel 2007 i camici rosa a capo di strutture semplici sono quasi 4900 su un totale di oltre 18mila dirigenti,   e sono la metà circa del totale dei dirigenti medici con incarichi professionali diversi dalla direzione di un dipartimento o di un reparto, circa 30mila su più di 76 mila dirigenti.

La parità dei sessi si registra nella dirigenza sanitaria non medica (per esempio farmacisti, biologici, chimici, psicologi, ingegni, dirigenti amministrativi)  dove il rapporto uomo-donna è in pratica uno a uno (11 mila donne su un totale di più di 20 mila dirigenti).

I dati sembrano confermare come in un contesto sociale in cui si danno per acquisiti elementi fondamentali quali le pari opportunità, sia ancora in atto un processo di differenziazione e gerarchizzazione in grado di attribuire alle differenze biologiche una capacità di strutturazione sociale, soprattutto in campo medico.

A fronte di un processo che ormai sembra irreversibile di “femminilizzazione del SSN” e la futura inversione delle proporzioni, appare opportuno intraprendere una serie di misure organizzative e culturali volte a facilitare e valorizzare il ruolo della donna medico nel SSN.