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…c’è una maggioranza che resta minoranza?

Molto interessante l’intervento, venerdì scorso, al Forum Nazionale sui Comitati Pari Opportunità
Di Isabella Rauti, capo dipartimento del Ministero guidato da Mara Carfagna. In attesa di capire se anche il Pdl –come ha già deciso il Pd – introdurrà le quote rosa per le elezioni europee la Rauti ha parlato di “quella maggioranza che resta minoranza”. La maggioranza siamo noi donne elettrici, il 52% degli aventi diritto di voto (24,5 milioni “contro” 22,56 di uomini) ma alla Camera solo un deputato su cinque è femmina (21,3%) e ancora meno al Senato (18%).

Questo – ha spiegato il capo dipartimento delle Pari Opportunità – “posizionano il nostro Paese al 52° posto su 118 nazioni al pari della Cina (21,3% di donne parlamentari) e dietro Paesi come l’Argentina o Cuba (sopra il 40%) ma anche Spagna (con oltre il 30%) e Portogallo (28%)”. E in ogni caso ben lontano dall’obiettivo fissato dall’Onu già negli anni ’90, cioè il 30% che è considerata la soglia minima affinché le donne possano avere un peso a livello decisionale. Ma anche a livello regionale, le istituzioni più vicine al territorio non registrano una maggior presenza femminile: nelle Giunte e nei Consigli si aggira intorno al 12%, nei Comuni al 9,2%. Più forte invece quanto è richiesta una consulenza esterna tecnica, puntuale e qualificata (il 34% dei commissari sono donne). In sostanza solo due Regioni (Piemonte e Umbria) e otto Comuni  capoluogo hanno donne al comando, ma c’è da rilevare che le donne promuovono altre donne e la dove il “capo è in gonnella” anche il team è a maggioranza femminile. “La sottorappresentanza ormai cronica – ha spiegato Isabella Rauti – delle donne viene considerata un deficit democratico e richiede diverse iniziative tra cui il sostegno di attività di sensibilizzazione e scambio di pratiche in previsione delle elezioni del Parlamento europeo nel 2009”.  A questo proposito il Capo dipartimento ha sottolineato come parte di questa assenza è motivato dalla necessità, per le donne, di far fronte a multipli impegni, tra casa e lavoro e che “è necessario ridurre la distanza tra cittadine e la politica (…) perché non si tratta di una questione di donne ma di una questione di cittadinanza e soprattutto di democrazia compiuta e di parità sostanziale”.