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Ritenzione e promozione delle donne in azienda

Secondo un recente sondaggio di Deloitte Touche Tohmatsu – intitolata “Empower. Invest. Accelerate. The retention and advancement of women in the new global economy” elaborato in diretta web con più di 1200 partecipanti – il 67% ha dichiarato che è “molto importante” per la propria azienda avere piani di fidelizzazione e di promozione delle donne per garantire il successo dell’azienda stessa (un altro 26% ha riconosciuto che è “di una certa rilevanza”). Interrogati a proposito dell’impatto dell’attuale crisi economica sulle politiche aziendali di genere, il 48% degli intervistati prevede che non ci sarà un significativo cambiamento in questo senso, il 15% che diventeranno addirittura più importanti e il 18% circa che invece perderanno di rilevanza.

Consiglio, se masticate un po’ d’inglese, di leggervi la trascrizione di questo forum che è ricco di spunti interessanti. Come quando Ellen Galinsky, fondatrice e presidente del Families and Work Insitute , spiega che “la differenza tra uomo e donna non è solo una questione di genere, ma anche di modo di pensare”, sottolineando anche i possibili vantaggi economici di questa differenza e confronto. L’esempio portato durante la discussione è Volvo: negli Stati Uniti il gruppo automobilistico si è reso conto che un cliente su due era donna ed ha quindi assoldato un team di donne mamme per migliorare gli allestimenti interni, con un grande successo. O Come quando Mirella Visser, presidente dell’ European Professional Women’s Network (EPWN) spiga che è tempo di lavorare meglio al posto di lavorare di più, “start working smarter instead of start working harder”: cioè far valere il proprio talento al meglio.

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