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The hidden brain drain

Oggi è la giornata dedicata alla penalizzazione professionale dopo la maternità. Ho trovato infatti un altro articolo sul tema, molto interessante pubblicato sulla prestigiosa rivista inglese the Economic Journal dal titolo “THE PRICE OF RECONCILIATION: PART-TIME WORK, FAMILIES AND WOMEN’S SATISFACTION” (n° 118, Febbraio 2008). Analizzando l’occupazione femminile in Inghilterra, le due autrici – Mary Gregory and Sara Connolly – sottolineano come una due circa (il 40%) abbia un contratto part-time, una soluzione che può sembrare la quadratura del cerchio, se non fosse che oltre manica la retribuzione oraria è inferiore per questo tipo di contratti, che spesso si applicano a mansione meno qualificate e meno qualificanti. L’articolo parla chiaramente di “segregazione occupazionale” perché – argomenta – non è possibile che una donna su due abbia un basso profilo professionale, dato che le stesse nella maggior parte dei casi prima della maternità ricoprivano ruoli di maggior importanza e meglio retribuiti. Non riesco a tradurre al meglio i contenuti chiari e taglienti dell’articolo – che trovate infondo al post – ma le due autrici denunciano il fenomeno come  “hidden brain drain” ovvero come se si fosse in presenza di una depauperizzazione nascosta delle capacità intellettive delle donne, dopo essere diventate mamme (chiaramente in senso ironico).

 “Se le giovani donne inglesi sono più secolarizzate, più preparate e ottengono migliori voti, perché qualche anno dopo, una volta diventate madri, le ritroviamo – si chiede l’articolo – in lavori part-time meno qualificati e peggio pagati? Delle due l’una: o la voglia e la capacità  di lavorare semplicemente le passa, e allora perché investire tanto nell’istruzione pubblica. Oppure perché qualche cortocircuito nel mercato del lavoro le spinge a farlo”. Una riflessione realistica e molto interessante sul ruolo del part-time che è un’arma a doppio taglio se al posto che conciliare aiuta a segregare. Come venirne fuori? Le autrici concludono con una nota positiva sottolineando come migliori infrastrutture scolastiche, più flessibilità nel lavoro a tempo pieno e maggior sensibilizzazione sulle politiche di genere siano una possibile chiave di volta. 

Scarica The preice of reconciliation