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Trade-off tra maternità e carriera

Ieri il Comitato per i diritti delle donne della Commissione europea ha approvato un progetto – che dovrà essere votato dal Parlamento europeo a maggio – per portare il periodo di congedo maternità a venti settimane. Capisco che noi italiane non ci sentiamo coinvolte da questa importante discussione visto che, per le impiegate, il regime vigente da noi è di 6+5. Cioè sei mesi (non settimane!) di congedo obbligatorio e retribuito al 100% più 5 mesi facoltativi pagati al 30%. Invece nel resto d’Europa per ora il tempo concesso in media alle neo-mamme varia dalle 14 alle 28 settimane e l’obiettivo è invece di fissare una soglia minima di 20, delle quale almeno 6 pagate al 100% e le restanti 14 all’85%. Il documento (qui in allegato) mi ha fatto molto riflettere. Se da una parte infatti – la tutela e il rispetto della puerpera – siamo all’avanguardia, dall’altro però – considerando il tasso di occupazione delle donne e, ancora più importante, di quelle che tornano al lavoro dopo la maternità – siamo ancora agli ultimi posti nel Vecchio Continente. I due elementi sono forse correlati? Mi piacerebbe conoscere la vostra opinione, la mia personale di mamma è che questa forte tutela ha finito per ritorcersi contro di noi, e renderci più deboli.

Mi spiego: un datore di lavoro è sempre all’erta quando il candidato per un  posto è una donna “in età da marito e da figli” perché rischia di non vederla in ufficio per un paio d’anni, appena questa persona deciderà di diventare mamma. E’ amaro dirlo ma – anche se non giustifico questo comportamento – devo ammettere che capisco perfettamente. E ancora, una volta terminato l’idilliaco periodo con il nostro pupillo a casa, cosa ci aspetta? Una vita da acrobate tra casa e ufficio, nella migliore delle ipotesi. All’estero invece c’è l’obbligo – o ancora meglio, la buona prassi – di concedere orari flessibili o part-time al rientro dopo la maternità e ci sono forme ad hoc di conciliazione dei tempi. La maternità sarà forse più breve, ma è un periodo che si integra in modo omogeneo all’interno di un percorso di crescita umano e professionale della donna. Nel nostro Paese invece è un periodo di “black out” separato e purtroppo spesso antitetico alla vita professionale. In Francia Sarkozy ha già proposto un trade-off: accorciare la maternità, aumentare asili e flessibilità sul lavoro (vedi post del 17 febbraio 2009: “Sarkozy: maternità corta, carriera lunga”). E se anche l’Italia ci pensasse?

Scarica Ue maternity leave

  • katia |

    Anch’io ho cominciato a riflettere sull’uso “eccessivo” della maternità, soprattutto negli enti pubblci (dove lavoro) ma a parlarne con altre donne questo concetto non passa…forse sarà perchè spesso facciamo lavori non troppo interessanti e l’idea di rientrare prima possibile non paga..
    Cordialità Katia

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