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Chi fa da sé fa per tre

Chi fa da sé fa per tre. E così sempre più donne, per continuare a lavorare,  si mettono in proprio come conferma l’Osservatorio dell’imprenditoria femminile, l’indagine semestrale realizzata da Unioncamere (sulla base dei dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio). L’anno scorso 3.238 nuove imprenditrici hanno saputo reinventarsi professionalmente – portando così il numero complessivo a quasi due milioni – e proprio in quei settori ad appannaggio quasi esclusivo della componente maschile: +8,5% quello delle Costruzioni, +6,8% le Attività immobiliari, che comprende anche il noleggio, l’informatica e la ricerca dove ormai ci sono oltre 165mila imprese guidate da donne. E sempre di più dietro ad un’iniziativa imprenditoriale c’è un business ben organizzato: sempre più donne infatti scelgono di puntare su una forma giuridica strutturata. Le società di capitali “al femminile” infatti (200.638 in tutto ovvero il 14% del totale, con un incremento dello 0,8%) stanno prendendo piede anche se più di un’impresa su due (872.969, ovvero il  61,1% del totale, con un decremento dello 0,6% sul 2007) sono ancora di tipo individuale. A livello regionale, sono le donne del Centro quelle che maggiormente hanno puntato sul fare impresa: 3.104 nuove imprese si sono infatti insediate in queste regioni, 2.397 nel solo Lazio (+1,74%).

In valori percentuali, elevatissimo l’incremento dell’ancora ristretto universo imprenditoriale femminile attivo nella Produzione di energia (111 le imprese registrate in più rispetto al 2007), mentre le 991 imprese femminili della Sanità e altri servizi sociali rappresentano l’8,8% in più dell’anno precedente. Subiscono invece uno stop le imprese femminili del Commercio, che costituiscono, peraltro, la componente più corposa delle aziende in rosa (assomma 423mila imprese), mentre si contrae la presenza femminile nel settore agricolo (5mila imprese in meno, con un calo del’1,9%), in quello manifatturiero (307 imprese in meno, pari al –0,2%) e, partendo da valori molto contenuti,
nell’Estrazione di minerali (12 imprese in meno, pari al –2%). Il Sud non traina più la crescita delle imprese guidate da donne: tra il 2007 e il 2008 è infatti l’unica area del paese a registrare una variazione negativa (-0,13%), pari a 652 imprese registrate in meno rispetto all’anno precedente. Il Mezzogiorno resta comunque l’area del Paese con il più elevato tasso di femminilizzazione delle imprese: a fine 2008 è pari al 25,76% (due punti percentuali in più rispetto alla media nazionale), seguito dal Nord-Est (20,9%, due punti in meno della media). Continuano a diffondersi comunque anche le imprese femminili nel Nord-Ovest (722 in più, con un incremento dello 0,2%), mentre le regioni nord-orientali mettono a segno un incremento decisamente più contenuto (sole 64 imprese femminili in più). Crotone, Prato, Roma e Sassari, infine, sono le province in cui, tra il 2007 e il 2008, si sono registrate le più consistenti variazioni percentuali di imprese femminili. Sul fronte opposto, in ben 41 province emerge una contrazione del numero di imprese guidate da donne, compresa tra la minima riduzione di Pesaro e Urbino (8 le imprese femminili in meno) e quella un po’ più consistente di Bari (-706 imprese femminili). Roma, Milano, Napoli e Torino si confermano comunque le province con il più elevato numero di imprese femminili.

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