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Maternità = inconveniente professionale

Per un francese su due la maternità costituisce un “inconveniente” per lo sviluppo del proprio percorso professionale (47%), in base ad un monitoraggio appena pubblicato dall’ Alta corte per la lotta contro la discriminazione e per l’uguaglianza francese (vedi il post di marzo ) . E questa difficoltà a conciliare famiglia e carriera è tanto più forte quanto la donne è più qualificata : ben 64% dei manager e delle libere professioniste la considera un “ostacolo”. Un dato che in Italia – dai dati emersi durante la presentazione dell’associazione Valore D (vedi post di mercoledì scorso ) – è ancora più allarmante: il 70%,  ovvero tre donne su quattro (il campione d’analisi era di oltre 2000 professioniste manager e top manager)  considerano la maternità un elemento che frena la carriera.

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Tornando alla Francia – e da questi dati si capisce l’importanza di un organismo dedicato al monitoraggio e alla sanzione delle questioni di genere – una donna su tre (il 37%) tra i 30 e i 39 anni dichiara di essere stata interrogata in maniera esplicita, durante il colloquio di lavoro, sulle sue intenzioni personali e riproduttive. Eppure spesso ci si arrabbia, ma si subisce: quasi la metà delle donne che ritiene di aver subito una discriminazione (37%) non ha fatto alcun reclamo formale. E se si cerca di affrontare il problema, lo si fa di solito con il proprio capo (31%),  ma meno frequentemente in maniera più strutturata con il capo del personale (16%) o tanto meno con un avvocato (8%).  Di qui l’importanza di un organismo come la Halde francese: nel 2008 ha ricevuto 7788 reclami di cui il 5% strettamente di genere (435) e di queste un quarto è legato  alla maternità (soprattutto quando si tratta di avanzamenti professionali).  Un tema di scottante attualità se è vero che rispetto al 2005 le istanze di questo tipo sono cinque volte più numerose: delle 175 totali, 125 sono state solo nel 2008. Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, forse questo dipende anche da una maggior consapevolezza dei propri diritti e da una maggior determinazione nel voler difendere le proprie doti professionali anche da mamma. A quando un organismo così da noi? Con l’estate l’Italia dovrebbe recepire la direttiva europea 2006/54 e forse allora – visti i parametri più stingenti sulle pari opportunità – sarà fatta una riflessione anche in questo senso.