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Clever girls crave domestic bliss?

In  questo esilarante articolo del Times, la giornalista si è fatta una semplice domanda: “vorresti che tua figlia avesse una vita professionale come la tua?”  ma dall’esito imprevedibile. Indagando tra amiche e colleghe, ha scoperto che la speranza è di arrivare ad un matrimonio altolocato che garantisca benessere e tranquillità alla propria prole. Con sconcerto e all’incredulità, la giornalista riporta i discorsi molto cinici – ma estremamente concreti -  che sono alla base della paradossale risposta ricevuta dalle donne manager interpellate: “una vita come la mia, sempre di corsa? Non la augurerei neanche al mio peggior nemico”, “tanta fatica per niente”. E conclude con una frase che sembra un epitaffio: dopo anni di battaglie, non è il tetto di vetro, ma il sogno della mamma professionista che si è rotto. Chi si riconosce in questa drammatica riflessione? Io in parte, a momenti,  sì: mi chiedo a tratti se davvero conciliare è possibile. E forse la mia quasi maniacale attenzione nel riportare dati, statistiche, studi e progetti sulle pari opportunità è un modo per aggrapparmi ad un’esile speranza. Perché fino a che non cambierà la mentalità a casa – dove la maggior parte del lavoro grava in maniera iniqua sulle nostre spalle – e al lavoro – dove persiste la logica tutta maschile “permanenza in ufficio – produttività- carriera” – fino ad allora noi saremo comunque perdenti. Perché giocheremo con regole che non abbiamo scelto, che ci hanno imposto, e che non tengono conto delle nostre qualità.

  • claudia n |

    Sono perfettamente daccordo. Il punto è proprio questo: il giocare in un mondo dove noi non partecipiamo (o non abbastanza almeno) rende ancora più difficile il nostro vivere oggi.
    E’ questione di cultura più che di leggi che dichiarano uguaglianza o parità. e possiamo ben sforzarci ad essere meravigliose equilibriste: nel migliore dei casi saremo molto stressate, stanche nell’energia profusa a mantenerci sul filo.
    Se non si arriva nei centri di potere, dive si è veramente in grado di influenzare ed incidere la cultura con nuovi modelli, le statistiche di genere saranno solo freddi numeri che potranno al limite consolarci che “non simo sole, il mondo va così!”.
    Per questo sono convinta che le quote rosa in politica, ma forse anche sul lavoro sono il meglio per arrivare al “bene”. Altrimenti per prenderci il Bene rischiamo di non avere nè il meglio nè il bene!

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