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Donne = ammortizzatori sociali gratuiti

L’occupazione a tempo parziale è una prerogativa femminile. Ma è una scelta – si chiede in questo interessante articolo di prossima pubblicazione sulla Rivista delle Politiche Sociali (n. 2/2009) Michele Raitano – o un ripiego, o ancora una necessità? E ancora perché la vita professionale delle donne è così frammentata? Il ricercatore in Politica Economica della Sapienza  rivela prima di tutto che in alcuni Paesi la scelta di un contratto a tempo ridotto è una necessità per sostenere attività di cura all'interno della famiglia: in Italia quasi una su cinque tra quelle che ha ottenuto un part-time (il 16,7%) lo ha fatto pensando agli impegni a casa, mentre in Spagna questa quota arriva al 32,%. Al contrario, questa quota è , come atteso, minima nei tre paesi Nordici nei quali “è lo Stato – spiega Raitano – a farsi solitamente carico delle necessità di cura”. Ma non è tutto: per conciliare bisogna saper organizzarsi, e non perdere tempo in ufficio. Così le donne – in tutti i quindici paesi analizzati – dichiarano un orario lavorativo settimanale medio inferiore a quello degli uomini e, anche su scala annuale, lavorano complessivamente meno (in Italia per esempio 11,3 contro 11,5 mesi).  Con conseguenze dirette su anzianità e percorsi di carriera. 
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