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Premio FamigliaLavoro: iscrizioni aperte fino al 16/10

Sono aperte fino al 16 ottobre le iscrizioni al Premio FamigliaLavoro  ideato e promosso da Regione Lombardia e Altis (Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) per valorizzare e mettere in luce le migliori esperienze e progetti in tema di conciliazione famiglia-lavoro nelle imprese lombarde e, novità di quest’anno, anche nelle pubbliche amministrazioni. Fino ad ora le candidature per la seconda edizione sono già una ventina, delle quali 7 sono piccole e medie imprese. Ad essere attenti al tema non più sono più solo i grandi gruppi ma anche le pmi e la pa. Inoltre, le singole azioni isolate si stanno progressivamente evolvendo in una vera e propria strategia aziendale sulla conciliazione. Sono questi due cambiamenti in fieri che registra con soddisfazione Mario Molteni – Professore ordinario di Economia aziendale dell’Università Cattolica di Milano e direttore di Altis (Alta Scuola Impresa e Società, all’interno dell’Ateneo meneghino) – ad un mese dalla chiusura del bando.

Possono partecipare, presentando i loro progetti, imprese profit piccole, medie, grandi e multinazionali che abbiano almeno una sede in Lombardia. Per iscriversi bisogna andare sul sito ufficiale dell'iniziativa 
Alla prima edizione hanno partecipato 34 aziende: dai grandi nomi dell’impresa alle piccole realtà lombarde. Tra queste il progetto “Poesia” della Banca popolare di Milano come il miglior programma di supporto alla genitorialità. Oltre all’asilo nido infatti la banca ha introdotto importanti novità sia a livello organizzativo (fasce di flessibilità e contratti part time) che nell’offerta di servizi di supporto per la gestione dei figli (colonie estive e asilo nido) e la salute (cassa assistenza anche per i familiari a carico).

Ben vengano le auto-candidature, come prima forma di "outing" in materia di conciliazione. Anche perché resta molto da fare. Dall'analisi ex-post del profilo delle aziende partecipanti alla prima edizione (vedi anche post del 16 gennaio) emerge infatti che la grande maggioranza dei dipendenti di queste società lavora a tempo pieno (l’87,1%) e le forme flessibili di lavoro sono ancora “scarsamente consolidate”, per stessa ammissione dei partecipanti. L’unica forma di flessibilità collaudata è, attualmente, quella giornaliera (72,7%) mentre il Job Sharing (lavoro ripartito tra due persone che si spartiscono un tempo pieno, solo nel 3% dei casi), part-time (12,9%) e Telelavoro (18,2%) sono ancora una realtà marginale. Ma è comunque importante sapere che ci sono diversi casi e che le aziende sono fiere di renderli pubblici, riconoscendone così anche il valore.