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Convertiamo le pensioni in conciliazione

Il titolo è sibillino ma l’idea è semplice: usiamo le risorse aggiuntive che verranno dall’innalzamento dell’età pensionabile delle donne per aiutarle a lavorare non solo di più, ma meglio.

Nella pubblica amministrazione ci ha già pensato il Ministro competente, Rentato Brunetta: settimana scorsa ha accennato ad un progetto “Nido P.A”, per aprire 70 nuove strutture (in totale 1.400 posti) in parte finanziate proprio dai fondi che saranno disponibili grazie al prolungamento della vita lavorativa delle donne nella pubblica amministrazione. Se in dieci anni il risparmio sara' di circa 2 miliardi e 300 milioni di euro – in base alle valutazioni del Governo, ovvero 230 milioni di euro l'anno – di questi 40-50 milioni possono servire subito per facilitare la conciliazione costruendo asili nido. Resta opinabile il finanziamento – sempre in questo quadro – di 18 milioni messi a disposizione dal dipartimento per le Politiche della Famiglia e i 7 dal ministero delle Pari Opportunita' perché in questo caso “favoreggiano” i dipendenti pubblici rispetto ai privati. Che tanto invece avrebbero desiderio di conciliare, a partire dai nidi (ma non solo) all’interno delle proprie aziende (su questo mi riservo di approfondire la cosa con i Dipartimenti competenti).

Ma l’idea è buona. Perché non facciamo lo stesso anche nel privato? Perché non “blindare” i fondi aggiuntivi che deriveranno dall’innalzamento dell’età pensionabile anche nel settore privato ed essere sicure che servano a finanziare solo progetti utili alle donne? So di qualche iniziativa singola, a livello locale,  ma mi piacerebbe che si facesse un discorso serio in questo senso a livello nazionale. Magari coinvolgendo le dirette interessate in una commissione di audit per controllare l’effettivo utilizzo delle risorse in modo trasparente ed efficace. Che ne dite?