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Recepimento, senza budget

Oggi in commissione lavoro alla camera si stanno svolgendo le audizioni informali in merito all'esame dell'atto n.112, "schema di decreto legislativo recante recepimento della direttiva 2006/54/ce riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego" (vedi il post di febbraio  per i dettagli) . Sono stati ascoltati rappresentanti di organizzazioni sindacali (cgil, cisl, uil, ugl), di aidda (associazione imprenditrici e donne dirigenti di azienda), federmanager (federazione nazionale dirigenti aziende industriali) e manageritalia (federazione nazionale dirigenti, quadri e professionali del commercio, trasporti, turismo, servizi, terziario avanzato) e la consigliera nazionale di parità.  A quanto mi risulta, il Governo pur impegnato nel recepimento della direttiva non ha intenzione di stanziare fondi aggiuntivi per l’attuazione di questa norma comunitaria. Che invece ha come obiettivo quella di rinforzare strumenti e azioni positive per la parità sul lavoro e richiede  quindi di per sé interventi mirati (e costosi) ma utili. In particolare, la direttiva 2006/54  permetterebbe di allargare la nozione di discriminazione e ampliare i divieti estendendoli ai criteri di selezione, alle condizioni di assunzione, promozione e riqualificazione professionale. Punto fermo della disciplina targata Ue è infatti il divieto di discriminazione retributiva e il nuovo ruolo attribuito al Comitato nazionale per l'attuazione della parità, che potrebbe  svolgere, tra l'altro, inchieste indipendenti e pubblicare relazioni sul tema. In sede giudiziaria – quando la direttiva sarà recepita – potranno essere fatte valere anche condotte «atipiche» di disuguaglianza, potranno entrare associazioni e organizzazioni rappresentative del diritto leso e le pene saranno aumentate. Al rientro dopo la maternità/paternità maturerà il diritto a beneficiare dei miglioramenti delle condizioni che sarebbero spettati al lavoratore durante l'assenza; inoltre i genitori potranno fruire di congedi parentali su base oraria. Insomma, a livello normativo sarebbe un grande passo avanti.

Ecco il testo integrale, giudicate da voi: Scarica Direttiva_2006_54_ce

In questa occasione peraltro sono stati da Federmanager e Manageritalia i numeri sulle ''discriminazioni'' delle dirigenti. Le donne manager in Italia sono ancora un goccia in un oceano di uomini. Sopratutto nell'industria, dove raggiungono appena l'8%, in tutto sono 6.720; mentre meglio va nei servizi dove arrivano a quota 15%, per un totale di 3.500. Sommando tutte le dirigenti del privato non si va oltre le 13.200 su un totale di 125 mila unita'. Le poche dirigenti in servizio, inoltre, guadagnano meno dei maschi: nel comparto industriale hanno retribuzioni inferiori al 9% e nel settore terziario lo scarto e' addirittura del 25%. Se si guarda poi alle differenze territoriali, al Sud le manager quasi scompaiono, anche perché al Mezzogiorno la percentuale generale di dirigenti e' molto bassa. Secondo Federmanager il 70% della categoria si trova nelle aziende industriali del Nord, il 22% al centro e l'8% al Sud. Nel settore dei servizi, che conta circa 25 unità, come afferma Manageritalia, in tutto le dirigenti del meridione sono solo