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Educazione: oggi prevale il modello “autorevole”

All’interno dell’ E-day – giorno dedicato all’educazione, organizzato dal gruppo Sole 24 Ore – vi propongo il pezzo che ho scritto sul giornale a questo proposito. Se è vero che una volta madri abbiamo come priorità quella di dare il meglio ai nostri figli, è anche vero che non sempre è facile capire cosa davvero lo sia. Per esempio c’è il rischio di compensare un senso di colpa legato all’assenza (relativa, per lavoro) con una maggior indulgenza, o al contrario se si è deciso di seguire i figli in prima persona forse li si carica di attenzioni e aspettative eccessive. Allora, come orientarsi?  «Nel corso degli anni abbiamo avuto tre stili educativi principali: autoritario, laissez-faire e autorevole. Se in passato ha prevalso il primo, quello della famiglia patriarcale, negli anni ’60 e ’70 era più "di moda" il secondo. Oggi direi che prevale il terzo tipo di approccio, anche se ci sono piccoli "aggiustamenti" in corso». A tracciare, con semplicità ed efficacia, un bilancio di come si è evoluto il rapporto educativo tra genitori e figli è Ilaria Grazzani Gavazzi, professore associato di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione dell’Università Bicocca di Milano.

«Oggi le famiglie, almeno nelle grandi città, sono concentrate sull’educazione di uno o al massimo due figli, e rappresentano per i genitori un "investimento" emotivo ma anche economico». Perché se entrambi i genitori lavorano, da un lato il reddito familiare è più alto ma dall’altro la disponibilità di tempo è limitata: «ho l’impressione – spiega Ilaria Grazzani – che in qualche modo si cerca di riempire con tanti stimoli la mancanza di presenza fisica». I bambini sono, di conseguenza, molto più ricettivi e stimolati, anche solo rispetto a qualche anno fa: per esempio adesso incominciano a studiare l’inglese alla materna o ad andare per la prima volta all’estero in un campus durante le medie. Un’infanzia già impostata per l’apprendimento e per obiettivi? «Si ha in effetti la tendenza – spiega la docente – a trattare i bambini come piccoli adulti, già molto organizzati e strutturati. Ma il problema della nostra società post-moderna è la parcellizzazione, cioè il fare tante cose in maniera molto veloce, e non sempre il bambino ha le capacità per trovare una sintesi, per ricostruire la propria realtà complessiva». Insomma, bisognerebbe tornare a trattare i bambini come bambini, rispettando i loro tempi – anche quelli del riposo, dello svago, del "perditempo" – senza forzarli, trattandoli da pari? «Il modello autorevole è quello più auspicabile, ma c’è un vivace dibattito riguardo ad alcune sue declinazioni pratiche. Per esempio: è giusto trattare un bambino alla pari, spiegando e negoziando ogni cosa? Ci sono delle controindicazioni, non solo per i genitori ma anche per i bambini stessi!». Secondo la docente, è fondamentale porre dei limiti e ristabilire dei gradi di autorità genitoriale «nel senso buono del termine», precisa subito per non essere fraintesa, «senza cioè scadere nell’autoritarismo, ma senza neanche eliminare l’asimmetria naturale tra genitori e figli». Un altro aspetto, molto interessante, sul quale psicologi e sociologi si stanno confrontando ultimamente è l’importanza e le modalità della distinzione dei ruoli, quello materno e quello paterno. Anche qui Ilaria Grazzani, senza negare i benefici di un maggior coinvolgimento paterno alla vita familiare, sostiene che per lo sviluppo del bambino è importante la distinzione dei ruoli: «è uno snodo fondamentale nella costruzione delle proprie categorie». Certo l’educazione non è una disciplina avulsa dal contesto socio-economico nel quale si applica e nel quale opera la famiglia ed è quindi normale che modelli e parametri di riferimento siano calibrati sulla vita di tutti i giorni: «se al tempo dell’educazione autoritaria la figura del pater familiae era basata su una società dove la madre non aveva nessun ruolo proprio al di fuori delle mura domestiche, ora l’impegno professionale al quale molte mamme non sono disposte a rinunciare implica necessariamente un nuovo equilibrio familiare interno, dove le responsabilità sono condivise e anche i figli più responsabilizzati».

 

  • Monica |

    Che ci sia il senso di colpa (spesso) è innegabile, così come di conseguenza poi si tenda ad essere un po’ più indulgenti. Sinceramente ancora non ho trovato il mio modello educativo, ma quest’analisi aiuta a farsi un’idea degli errori in cui non incorrere.

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