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Quote rosa: contentino o correttivo?

Siamo forse un passo più vicino ad accettare le quote rosa come "male necessario", come correttivo laddove le considerazioni di genere prevalgono su quelle del merito. Non è più una rivendicazione femminista, ma la constatazione fatta dagli stessi "uomini di potere", gli ultimi ieri Alessandro Profumo (Unicredit) e Corrado Passera (Banca Intesa) sul Corriere che seguono a ruota le dichiarazioni di Marco Tronchetti Provera e Franco Bernabè, nel sostenere pubblicamente la necessità  delle quote rosa temporanee nei Cda delle quotate. Una proposta avanzata da Ambravanel – ex McKinsey e autore di "Meritocrazia"  e anticipata da questo blog – che forse oggi diventa un po' più concreta, mentre la definizione del nuovo codice di autodisciplina di Borsa Italiana è allo studio.

Che ne pensate, voi? Siete d'accordo con Emma Bonino che dice "è l'ennesimo contentino datoci dagli uomini" – e quindi è scettica – o invece siete un'avversaria  "pentita" delle quote (siete in buona compagnia, dalla Giudi alla Gruber) e ammettete con rammarico e amarezza la loro necessità? 

  • valen |

    il massimo sarebbe il 50E50 (vedi la campagna UDI di qualche anno addietro).
    Le quote alla fine sono un po’ un contentino, che accelererebbe però un cambiamento, sì già in atto ma comunque troppo lento e troppo osteggiato dalle varie gerontocrazie al potere.

  • diana |

    Secondo varî studi, i CdA delle aziende EU più competitive hanno un buon numero di donne tra i propri membri. A mio parere, questo avviene proprio perchè viene riconosciuto il merito, da qualunque genere esso arrivi.
    Non è che nei CdA delle società italiane rimangono pochi posti da assegnare in base al merito, se togliamo i parenti del fondatore o i ‘soliti noti’ (che bivaccano nei CdA di svariate società)?
    😉

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