Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

I tempi della maternità

Vi ricordate la francese Rachida Dati, o la spagnola Carme Chacòn? Oggi è la “nostra” MariaStella Gelmini a dire che tornerà al lavoro subito dopo il parto, creando anche in Italia un vivo dibattito sui tempi della maternità (vedi anche articolo del corriere di oggi)  . Meglio proteggere puerpera e bambino, lasciando che la nascita sia un momento privato, ben delimitato dalla vita di tutti i giorni, o meglio non creare un “gap” tra impegni famigliari e lavorativi? Sono molto curiosa di sapere cosa ne pensate voi. Io dal canto mio già un anno fa vi ho segnalato una proposta del Governo francese (vedi post del 17 febbraio 2009 ), sintetizzandola così “congedo più corto,  carriera più lunga”. Una proposta che trovo giusta ed equa: ritorno anticipato dalla maternità, ma maggiori garanzie per il figlio (= più asili) e per la madre, con part-time di diritto per chi lo chiede fino ai tre anni del bambino. Così si era espresso allora il Presidente Sarkozy: “ un congedo troppo lungo rappresenta una rottura nella vita professionale di una donna e può ridurre le sue possibilità di fare carriera. Meglio privilegiare forme flessibili di lavoro che arrivare all’interruzione del rapporto professionale”. Condivido il suo punto di vista. E voi?

 

  • Chiara |

    Sono pienamente d’accordo! Il part time è la risposta…da quando l’ho sperimentato grazie all’orario ridotto per allattamento mi sono resa conto che in 6 ore posso fare tranquillamente quello che prima facevo in 9. E da allora ho combattutto finché non ho ottenuto un contratto da 6 ore al giorno! Oggi lavoro in Banca Etica che ha nelle politiche di conciliazione vita/lavoro uno dei suoi punti di forza! elimino le perdite di tempo, sono più efficiente, non mi lascio trascinare nel chiacchericcio tra colleghi che a volte è costruttivo, ma molto più spesso avvelena l’atmosfera…e rendo di più! E poi ho tutti i pomeriggi 4 ore per stare con i miei bambini, non devo pagare 2 persone che vadano a prenderli (perché il nido del piccolo, naturalmente, è lontano dalla materna della grande e gli orari di uscita sono perfettamente sincronizzati…)…Sono convinta che per moltissime figure professionali le aziende potrebbero concedere il part time con reciproco beneficio (il lavoratore rende lo stesso o di più, l’azienda risparmia)…insomma w il part-time!

  • lella |

    Sono assolutamente d’accordo. Sono infatti convinta che alla maternità si tenda ad attribuire un’eccessiva “medicalizzazione” quasi fosse una malattia. Mi riferisco in particolare non solo al momento del parto, ma a tutte le pressioni che la donna riceve durante il periodo del puerperio, in cui chiunque si sente in diritto di inseganrle come si fa a fare la mamma, accompagnando il tutto da un sorriso di commiserazione per la delicata situazione “ormonale” di fragilità emotiva. Tornara alla vita normale in un tempo breve potendo contare sul fatto che chi ti tiene il bambino non solo è compentente, ma non costa più di quanto guadagni, sarebbe una grande conquista per la donna….

  • Paola Liberace |

    Ciao Anna,
    Personalmente non amo l’idea del congedo corto, se pure compensata da un part-time di diritto fino ai tre anni; mi sa tanto di ritorno ai tempi in cui le operaie non potevano permettersi di restare accanto ai figli appena partoriti per non perdere il posto in catena di montaggio.
    Per salvare capra e cavoli, in ogni caso, più che di congedo lungo, forse si potrebbe parlare di “protezione lunga”: come fa Chiara Pronzato del Centro Dondena, nella ricerca “Proteggere le mamme per far lavorare le donne” (http://www.viasarfatti25.unibocconi.it/notizia.php?idArt=2660); in cui, tra l’altro, viene ben detto come il rientro precoce al lavoro, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è in relazione diretta con un maggiore tasso di abbandono.
    Detto questo, la via maestra secondo me resta quella della più piena libertà di scelta: perché chi intende seguire le orme della Gelmini, o della Dati, possa farlo in piena autonomia – ovviamente, assumendosi le responsabilità presenti e future della sua scelta, soprattutto per quanto riguarda i figli); così come chi invece ritiene che nemmeno un posto da ministro valga il prezioso tempo passato con i figli della prima infanzia.
    Un abbraccio
    p.

  Post Precedente
Post Successivo