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Criticità tra maternità e lavoro (rapporto Isfol 2009)

"La maternità determina una netta caduta di partecipazione: se prima della nascita del figlio lavorano 59 donne su 100, dopo tale evento ne continuano a lavorare solo 43. L’esigenza di cura è la motivazione principale dell’abbandono del lavoro (90% dei casi)". Questo uno dei passaggi chiave del rapporto Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori, un ente pubblico che svolge e promuove attività legate allo sviluppo della formazione professionale, delle politiche sociali e del lavoro) per il 2009 presentato settimana scorsa, che ho avuto adesso il tempo di leggere e analizzare (in fondo al post troverete il documento originale).

Il rapporto tocca anche il tema dell'occupazione femminile, quindi, e la relazione tra impegni domestici e professionali. "L’attuale configurazione del sistema di welfare lascia vuoti che le donne si vedono costrette a colmare- si legge ancora – sostituendosi all’offerta di servizi soprattutto per la cura dei figli, degli anziani o dei disabili. (…) Il tradizionale concetto del doppio ruolo femminile è ormai rappresentato dall’espressione “sandwich generation”, volta a evidenziare come una intera generazione di donne sia in una condizione di schiacciamento tra esigenze di cura multiple e simultanee ed esigenze di carattere personale e professionale". 

Non posso che essere d'accordo con quanto scritto dal rapporto: "Si riconosce quindi la necessità di definire strategie di conciliazione tra vita e lavoro, ormai riconosciute come una determinante strutturale dei livelli di partecipazione al mercato del lavoro. Ma in questo quadro, al ruolo dell’offerta di servizi di supporto alle esigenze di cura familiare si dovrebbero affiancare anche interventi che incidano sui fattori di natura culturale". Meno d'accordo – ma si tratta della rilettura data, con troppa fretta e superficialità, dai media – con di un altro passaggio, in cui si parla della "rivincita" delle donne: il fatto che tra l'inizio del 2008 e quello del 2009, il tasso di occupazione femminile nell'Europa a 27 è sceso di 4 decimali di punto mentre in Italia contiamo una riduzione dello 0,6% per le donne non è un dato positivo, almeno non del tutto. Perché prima di tutto la base di partenza è inferiore in Italia che in Europa, e perché in Italia le donne hanno purtroppo contratti a termine, meno remunerati e quindi anche meno "onerosi" per le imprese.

Scarica Isfol 2009