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Welfare tra le mura domestiche

L’effetto positivo della disponibilità dei nonni sulla fecondità e sul lavoro delle donne è già stato studiato. Ed ora anche misurato: secondo una stima appena pubblicata  – contenuta nello studio “The role of grandparents in mothers’ labour market participation. Evidence from Italy” (XXIII Espe conference, Seville.2009) – ricevere aiuto nella cura dei figli da parte dei nonni aumenta di circa 30 punti percentuali la probabilità che le mamme lavorino. Questo effetto – spiega uno degli autori, Bruno Arpino, in un articolo sul Neodemos “non è omogeneo, ma varia con le caratteristiche delle mamme. In particolare, l’impatto dei nonni è minore per le donne più istruite, le quali possono contare su un reddito superiore che consente loro di ricorrere più agevolmente a servizi a pagamento (asili e babysitter)”. Da notare è anche l’effetto più forte della disponibilità dei nonni per le mamme che hanno almeno un bambino in età 0-3 anni, fascia d’età per la quale come abbiamo detto i servizi formali sono limitati.

Interessante, nell’articolo su neodomo, le riflessioni dell’autore. Da una parte – spiega – la continua posticipazione della formazione delle famiglie sta facendo allungare sempre di più il divario in termini di anni tra una generazione e la successiva. Dall’altro lato, però, “gli anziani godono di condizioni di salute sempre migliori. L’effetto netto di queste due forze contrapposte sulla disponibilità di nonni negli anni a venire non è facilmente prevedibile”. Per quanto riguardo il fronte pensionistico, si dibatte sull’opportunità di aumentare l’età pensionabile, in particolare per le donne. L’effetto indiretto di una politica del genere, della cui opportunità non si può discutere in questa sede, sarebbe quello di ridurre la disponibilità di servizi informali per l’infanzia con la conseguenza indesiderata di ostacolare ancor di più il lavoro delle mamme giovani.